Homer&Co, maestri di filosofia

Per "Times" Mr. Simpson è il saggio perfetto dei nostri giorni. A volte per superare la crisi serve una mente "differente".
Tra gli esempi non solo pensatori del passato: anche la cronaca offre modelli controcorrente

La crisi? Prendiamola con filosofia, e forse impareremo a superarla. È un dato di fatto: libri, libercoli, manuali, persino bigini di filosofia occhieggiano ovunque dagli scaffali, in libreria come al supermarket. Tempo di crisi, tempo di riflessione. E se è vero che in America, come nota il New York Times, sono aumentate nei campus le iscrizioni ai seminari di filosofia, è innegabile che in periodi di incertezza si cerchi qualche saldo punto di riferimento, magari decisamente «alternativo»...

Il Times di ieri sciorinava un buon numero di pensatori, passati e presenti, le cui massime sono ancora attuali. Non è il caso, oggi, di rispolverare Confucio, sostenitore dell’armonia sociale? E che dire di Epicuro, campione di quell’atarassia che si compiace di non desiderare nulla in più di quello che già si ha? Utile, di questi tempi.
Ma forse, accanto ai grandi saggi del passato, si può trovare anche nelle pieghe della cronaca qualche (talvolta inconsapevole) filosofo contemporaneo che brilli per la capacità di agire e pensare controcorrente. Esempi?

«Nessun problema è così grande da non poter essere ignorato» è, tanto per cominciare, la massima prediletta da Homer Simpson, che un recente sondaggio inglese dell’emittente Channel 4 ha consacrato «miglior personaggio televisivo di tutti i tempi» e che Times elegge a filosofo perfetto dei nostri tempi. D’accordo, Homer non è un campione di genitorialità politically correct (si ubriaca di birra, passa il tempo a guardare la tv, impreca di continuo), ma il suo incrollabile ottimismo, la sua ingenuità, la proverbiale pigrizia sono il simbolo dell’americano (e italiano?) medio convinto che, quando si tocca il fondo, in qualche modo si trova la spinta per risalire. Uno poi che il fondo l’ha toccato per davvero, ed è tornato in superficie, è Mickey Rourke.

Fama, sesso, soldi negli anni si sono tramutati in solitudine, insicurezza e povertà ma Rourke, come il personaggio che interpreta in The Wrestler (che gli è valso il Golden Globe e la candidatura all’Oscar) rappresenta uno di quei filosofi contemporanei che imparano dalla vita solo sbattendoci il muso contro. Lo dice, in altri termini ma con pari efficacia, anche il filosofo inglese Zygmunt Bauman, classe 1925: la nostra è una società liquida (leggi: incerta, frenetica, ossessiva) e dobbiamo imparare a stare a galla, magari nuotando controcorrente.

Troppo astratto? Allora fate di Steve Jobs il vostro guru. Carismatico persino ora che una grave malattia lo ha reso più che filiforme, il co-fondatore della Apple è riuscito, grazie alla sua filosofia a suon di byte, a ritagliarsi uno spazio d’immortalità nell’effimero universo della Rete. Un esempio di applicazione del suo stile di vita viene direttamente da casa nostra. Il 21enne triestino Lorenzo Bevilacqua ha recentemente creato un software in grado di leggere sull’Iphone gli orari dei treni: ha sviluppato l’idea in un mese, ha spedito la proposta alla Apple ed è stato accontentato. Il programma ora è in vendita su AppStore a 1.59 euro (a Lorenzo vanno 97centesimi per ogni copia venduta): la creatività, teniamolo a mente, è sempre un ottimo antidoto alla crisi.

Lo sa bene un artista le cui quotazioni, a discapito del sali-scendi del mercato, sono perennemente in auge. Christo, artista bulgaro celebre per gli impacchettamenti (di opere d’arte, edifici, persone) è alle prese con l'ennesima sfida: impacchettare l'Arkansas, 64 chilometri di fiume, con teli argentati fissati da cavi d'acciaio sulle sponde. Sei anni di studi, una serie infinita di scartoffie burocratiche, 40 milioni di investimenti e, forse, nel 2012 il fiume sarà impacchettato per due sole settimane. Ha senso? «Nessuno ha bisogno di queste opere - ha detto Christo -. Sono solo un grido di libertà artistica».

Le grandi menti pensano in grande, e amano le sfide. Lo dimostra Maria Lia Palomba, oncologa italiana in servizio in un noto ospedale di New York e ribattezzata «il dottor House in gonnella» per aver risolto la diagnosi impossibile di una malattia rara grazie all'intuito di «rileggere» la scheda clinica del paziente da una prospettiva diversa dal solita. E allora lunga vita a tutte le menti che non temono di andare controcorrente.