Honduras, ancora mistero sulla morte dell'imprenditore italiano

È tuttora avvolta nel mistero l'uccisione dell'imprenditore italiano Massimo Cassinera e della moglie cubana, assassinati cinque giorni fa nella città honduregna di La Ceiba, dove risiedevano da due anni

È tuttora avvolta nel mistero l'uccisione dell'imprenditore italiano Massimo Cassinera e della moglie cubana, assassinati cinque giorni fa nella città honduregna di La Ceiba, dove risiedevano da due anni. Cassinera, di 49 anni, e la moglie Jessica Padron Perez, di 34, erano a bordo del loro suv Nissan e stavano tornando a casa, nel quartiere chic di Los Angeles, alle 1 e 45 locali (le 6 e 45 ora italiana). Secondo i numerosi testimoni, a loro si è affiancata una Toyota Corolla bianca, con a bordo tre persone con armi di grosso calibro: Cassinera si deve essere reso conto della minaccia, ed ha accelerato all'impazzata, passando ad un semaforo con il rosso. Non è bastato: raggiunti da varie raffiche di armi automatiche, Cassinera e la moglie sono morti con in corpo dieci colpi lui, quindici lei, che era dalla parte degli assassini. In tutto la polizia scientifica ha raccolto 48 bossoli, a riprova che i killer non hanno voluto lasciare scampo alle vittime. Cassinera è stato trovato afflosciato sul volante in una pozza di sangue, come hanno mostrato le foto impietose pubblicate dai giornali locali. Sul posto è giunta poco dopo la tragedia la sorella di Jessica, Orquidea Padron, anche lei residente a La Ceiba. Secondo le ultime notizie, Cassinera sarebbe nato a Torino, la madre è di Vasto, e a Vasto l'imprenditore risiedeva prima di trasferire la sua attività (rivendita di moto) in Honduras nel 2008. A cinque giorni dal brutale assassinio, la polizia locale sta indagando in tutte le direzioni ma al momento «non ci sono elementi concreti» sul movente, sui mandanti o sugli esecutori. Nemmeno l'auto dei killer è stata ritrovata. Lo rivela l'ispettore Oscar Ardon in un intervista al quotidiano El Heraldo. «Quando abbiamo comunicato la notizia ai familiari, hanno pensato che si trattasse di uno scambio di persona, che li abbiano uccisi per errore», ha aggiunto l'ispettore. Le modalità dell'uccisione e la professionalità dei killer farebbero pensare piuttosto ad una vendetta della malavita per uno sgarbo o un debito non saldato, fa notare la stampa locale.