Per i borghi paradiso è l’ora della riscossa

A Pienza hanno casa Marco Columbro e Alberto Asor Rosa. Ad Alagna Valsesia il velista Francesco de Angelis, a Città della Pieve è nato il lirico Mario Petri, Clusone è patria del ciclista Paolo Savoldelli. Piccoli comuni legati a nomi famosi? Forse un tempo. Ora brillano di luce propria, perché sono diventati veri e propri borghi paradiso a misura d’uomo e di portafoglio. E se uno è stufo di vivere male in città, può far bagagli e trasferirsi in un piccolo centro dove il lavoro non manca, le sagre e i mercatini abbondano, i turisti vivacizzano l’atmosfera in ogni stagione dell’anno e si vive una dimensione a misura d’uomo anche in mezzo alla natura.
Che vogliamo di più? Il coraggio di una scelta, ovviamente. Questi angoli un po’ magici sono localizzati nell’entroterra, in collina o in montagna, le anime non superano mai i 15 mila abitanti. E qualcuno può pensare che sia una vera noia viverci. In alcuni casi forse, ma sicuramente la noia non è di casa nei borghi che hanno conquistato la certificazione di Bandiera arancione del Touring Club Italiano. Basta farci un salto in un week end per capire che aria tira. Sono disseminati in tutta la penisola e fino ad ora non raggiungono quota duecento. Su duemila candidature, infatti, solo 184 comuni hanno soddisfatto i 250 parametri per la promozione, primo fra tutti Sassello, il comune che ha fatto da apripista per rivalutare la vita di provincia e rilanciarla in grande stile. Queste località sono tutte un po’ speciali. Non manca nulla. Innanzitutto non bisogna penare per trovare una stanza per la notte. In media vengono offerte sette strutture ricettive, agriturismi e country house per ogni mille abitanti (la media è 2,5) e si può mangiare in almeno sette ristoranti.
L’offerta turistica è gratificante: si può visitare la sagra del paese, i mercatini ricchi di artigianato locale e di prodotti tipici, oppure si può visitare un vero e proprio museo, che in questi borghi non manca mai. Non è roba da poco. Confrontando il dato con Roma, prima località in Italia per numero di musei, si scopre infatti che l’offerta museale complessiva di tutte le Bandiere arancioni corrisponde a circa il doppio delle strutture presenti nella Capitale.
E poi c’è cibo buono. Le produzioni tipiche locali sono la punta di eccellenza di tutti i territori: in più del 70 per cento delle località Bandiera arancione tali prodotti agroalimentari ed enologici sono anche tutelati e certificati, con un paniere di oltre 400 prodotti tra Dop, Igp, Doc, Docg, Igt. La qualità paga, insomma, tanto che i turisti arrivano a frotte anche quando la crisi dilaga. Già, qui si assiste a una vera controtendenza. Ottimi risultati di presenze nel 2009 con un incremento dell’8 per cento, ma segno più (del 4%) anche nel 2010 e in netta ripresa anche nel 2011. Nel complesso, dall’anno di assegnazione del marchio gli arrivi nei comuni Bandiera arancione sono aumentati in media del 43 per cento e le presenze del 35 per cento. Se c’è turismo e commercio, c’è anche lavoro e dunque ripopolazione. L’equazione è confortata dai residenti cresciuti dell’8 per cento dal 1991. Nel breve periodo c’è stata una vera e propria impennata: la popolazione è aumentata del 60 per cento provocando un saldo migratorio positivo nel 74 per cento dei casi.
Insomma, i dati demografici relativi alle Bandiere arancioni smentiscono il fenomeno dello spopolamento spesso associato alle aree interne della nostra penisola e testimoniano invece un buon livello della qualità di vita. Qui infatti il lavoro non manca. Mentre in Italia risultano attive poco più di 100 imprese ogni 1.000 abitanti, nei comuni Bandiera arancione se ne calcolano più di 115. La gente vive bene spesso in una cornice naturale invidiabile. Che tende a rispettare al massimo. La raccolta differenziata dei rifiuti in questi piccoli centri supera la media nazionale anche in Campania e otto comuni su dieci producono energia da almeno una fonte rinnovabile come il solare fotovoltaico, il solare termico e l’idroelettrico.