I buoni propositi di fine anno? Dannosi

Lo rivela lo studio di un gruppo di ricercatori britannici. Nel 78% dei casi falliscono lasciando l'amaro in bocca a chi se li era prefissati

Era la mania di Briget Jones, che riempiva il suo diario quotidiano di buoni propositi, la maggior parte dei quali disattesi con continui sensi di colpa. Ma ora uno studio prova che la mania di molti, la promessa di smettere di fumare o di dimagrire, insomma la lunga lista delle buone intenzione che diventa una vera e propria ossessione alla fine dell'anno, non fa per niente bene allo spirito. Quel rito che a dicembre è diffuso ormai da intere generazione rischia quasi certamente di trasformarsi in un flop. Lo ha provato Richard Wiseman, psicologo britannico, con la sua equipe di ricercatori dell'Università di Hertfordshire, che hanno intervistato 700 persone. Dovevano riuscire a capire se ce l'avessero fatta a realizzare i propri obiettivi ma hanno scoperto che nel 78% dei casi i buoni propositi falliscono, lasciando chi se li era prefissati con l'amaro in bocca e una scarsa predisposizione a riprovarci. Wiseman ha inoltre scoperto che la ricetta del fallimento è spesso quella di seguire i consigli di certi sedicenti esperti, che suggeriscono una serie di strategie come prendere a modello una persona, immaginare come si starebbe se si avesse successo, imporsi di resistere a ogni tentazione o affidarsi alla propria determinazione. Secondo i risultati della ricerca invece, a realizzare i propri propositi sono spesso le persone che per conquistare un obiettivo si sono prefissate una serie di traguardi intermedi, premiandosi in qualche modo quando li hanno raggiunti. Tra chi adotta questo sistema, le probabilità di successo sono circa del 35%. Ancora meglio poi se si decide di confidare agli amici i propri obiettivi, di concentrarsi sugli effetti positivi del buon proposito e di tenere un diario dei progressi fatti. Chi impiega tutte queste strategie, ha una probabilità di successo del 50%. A meno che non si tratti di Briget Jones.