Come i cattolici possono passare dalle sacrestie alla bandiera rossa

L'articolo di Beppe Costa su il Giornale dell'8/10/2011, «I finti cattolici della sinistra attaccano la Chiesa» al di là delle polemiche e degli attacchi personali, che non intendo raccogliere, pone una questione di fondo e quanto mai attuale: quale il ruolo dei cattolici in politica oggi.
Sull'argomento è in atto un ampio dibattito che ha coinvolto le più alte gerarchie della Chiesa dal Cardinal Bagnasco, al Cardinal Bertone, al Papa stesso. Molti hanno utilizzato il richiamo rivolto ai cattolici affinché si impegnino in politica come l'invito a rifondare la DC, il ritorno all'unità dei cattolici riuniti in un solo partito.
Non era certamente questa la motivazione dell'invito, quanto piuttosto la preoccupazione della caduta nell'irrilevanza di un pensiero e di una concezione di persona, una irrilevanza che non ha niente a che fare con i numeri e con il potere, ma con la mancanza di voci che si levino in alto come testimoni di una fede che oggi sta diventando minoranza. Per questo non è al riparo delle sacrestie, spesso vuote, che possono rifugiarsi i cattolici impegnati in politica, in una sterile trincea contro il mondo, né è consentito utilizzare strumentalmente la propria fede per battaglie politiche o per ottenere consenso per sé o per la propria parte. Penso che la grandezza della fede, che ci è stata consegnata e che è nostro compito consegnare alle nuove generazioni purificata dalle incrostazioni della storia, possa soltanto essere testimoniata «con timore e tremore» per quell'Oltre che ci trascende: questa è stata la grande lezione di laicità dei padri costituenti e di quella generazione di politici come Moro, De Gasperi, Dossetti che hanno saputo distinguere gli «interessi» dei cattolici dal bene comune, tesi in quella mediazione, che non è compromesso e non è «appagamento», tra il piano dei principi e la concretezza delle scelte.
E allora quale il ruolo dei cattolici in una società post cristiana, in cui, come dice il sociologo Luigi Zoja, con la morte di Dio è morto anche il prossimo, in un contesto di crisi che non è solo economica ma valoriale e morale? Penso che ai cristiani stia di fronte una nuova responsabilità eminentemente politica: quella di ricostruire, con gli uomini e le donne di buona volontà, i fondamenti della «societas», fondamenti costruiti intorno a valori condivisi che diano senso allo stare insieme, che definiscano quei criteri di discernimento per orientare le scelte al bene comune, il bene di tutti e di ciascuno.
Intorno a questi contenuti penso si possa parlare di unità dei cattolici: uniti intorno ai principi e ai valori, anche se impegnati in partiti diversi, tesi alla costruzione della città dell'uomo, per tutti gli uomini, per tutto l'uomo.
E allora avrà senso riconoscere pubblicamente quanto il volontariato cattolico, le associazioni, le parrocchie, i movimenti fanno a favore degli ultimi, quanto vada nella dire-zione della giustizia e dell'equità, per esempio circa il pagamento dell'ICI degli enti religiosi, separare le attività commerciali, soggette all'ICI, dalle funzioni eminentemente religiose a servizio del sociale che non sono soggette all'ICI.
Ma di questo si discuterà nella prossima commissione che, molto opportunamente, è stata aggiornata per consentire a tutti una maggiore documentazione.
* consigliere comunale Pd