I colpevoli della crisi

Nella sola giornata di venerdì 10 agosto l’Europa ha bruciato 270 miliardi di euro di valore azionario per l’ondata di panico generata dalla crescente insolvenza dei mutui americani cosiddetti «subprime», cioè privi di garanzie affidabili. Altri miliardi di dollari li ha bruciati Wall Street. La Federal Reserve e la Banca centrale europea hanno iniettato nel sistema finanziario oltre 100 miliardi di euro per contenere il rialzo dei tassi di interesse sui mercati internazionali nel tentativo di impedire la spirale perversa ondata di panico-stretta creditizia-rialzo dei tassi-ulteriore ondata di panico. Le radici di questa insolvenza dei mutui americani sono stati i crediti facili concessi senza garanzia, la loro trasformazione in prodotti finanziari con lo strumento della cartolarizzazione ed il loro successivo trasferimento agli investitori istituzionali (banche, assicurazioni e fondi pensione) mescolati ad altri titoli obbligazionari e azionari. Ed infine il trasferimento da parte delle banche di questi prodotti finanziari ai mercati borsistici e quindi ai piccoli risparmiatori. La caduta del valore degli immobili e il rialzo dei tassi di interesse hanno messo in crisi questa sorta di catena di Sant’Antonio mandando in tilt il primo anello della catena, e cioè le società che hanno erogato i mutui facili lasciate improvvisamente prive dell’ossigeno creditizio diventato peraltro molto più oneroso, e l’ultimo anello, i piccoli risparmiatori sulle cui spalle il sistema bancario ha trasferito il rischio dei crediti cartolarizzati.
Negli ultimi giorni tutti hanno spiegato nel dettaglio questi fenomeni ma nessuno ha mai voluto indicare i responsabili di quest’altro disastro finanziario. Ed invece i responsabili ci sono, eccome. Banche, agenzie di rating e organi di controllo sono gli autori di colpe e di omissioni gravi che hanno portato all’attuale crisi di liquidità del sistema finanziario internazionale. Le banche da troppo tempo riforniscono di grandi risorse i fondi di private equity con troppa disinvoltura e senza alcuna prudenza. Alla stessa maniera acquistano fra loro queste «salsicce» di prodotti finanziari di cui molto spesso non sanno neanche la composizione e quindi ignorano i rischi collegati. Le agenzie di rating danno a loro volta ottime valutazioni di molti prodotti finanziari (le cosiddette salsicce) senza conoscere nel dettaglio i singoli titoli di debito che li compongono, in particolare i cosiddetti Cdo, obbligazioni collaterali di debito, che contengono appunto un pot-pourri di mutui cartolarizzati, bond, derivati ed altri ancora. Le agenzie di rating non sono nuove a errori o ad omissioni di questo tipo (basterà ricordare Parmalat i cui titoli avevano una valutazione rassicurante sul mercato mentre erano solo figli di una truffa) e il sospetto di pelose contiguità con i fondi e con molte società, finanziarie e no, è d’obbligo. Infine gli organi di controllo sulle Borse (Sec, Consob e tutte le altre consorelle) e sul sistema bancario (dalla Fed americana alla Bce per finire alle singole banche centrali) tutto hanno fatto tranne che vigilare. È tempo di mettere ordine in questo mondo speculativo sempre più pericoloso obbligando, ad esempio, le banche a evidenziare nei propri bilanci la quantità di «derivati» posseduti impedendo nel contempo il loro collocamento sui mercati retail e cioè ai piccoli risparmiatori, disciplinandone inoltre anche il rapporto con i fondi pensione per evitare che il Tfr dei lavoratori possa andare in cavalleria. L’attuale crisi finanziaria non si trasformerà in recessione anche se dovessero, come probabile, rallentare i consumi americani. Cina, India e Brasile crescono infatti a tassi molto alti e due terzi dell’umanità che da produttori a basso costo stanno progressivamente diventando consumatori, garantiranno la tenuta dell’economia mondiale alla quale anche la vecchia Europa sta dando un contributo positivo. Detto questo, però, i rischi della finanziarizzazione dell’economia internazionale sono sin troppo evidenti. È giunto il tempo, allora, che la politica, se c’è, batta un colpo. In Italia e in Europa. E anche in fretta.
Geronimo