I consumatori che cercano prezzi più convenienti sono costretti a emigrare oltre Appennino fino a Pozzolo Formigaro, Tortona o Serravalle Tutti gli sfrattati dal monopolio delle coop Nessun’altra azienda della «grande distribuzione organizzata» è mai

Ferruccio Repetti

Pensi: vado a fare la spesa, quella «grossa», quella che riempie il frigorifero e svuota il portafoglio (anche se non sembra, perché lì per lì usi il bancomat, ma poi te n’accorgi a fine mese). Allora indaghi dove fanno il 3 per 2 permanente, i prezzi stracciati che più stracciati non si può, la superconvenienza. Vai a ripescare quei depliant multicolori che hanno intasato la cassetta delle lettere. E, infine, scegli la destinazione.
Una parola: se abiti da Ventimiglia a Sarzana, c’è poco da scegliere, alla faccia della concorrenza che dovrebbe contribuire a scardinare i monopoli, abbassare i prezzi, favorire il consumatore: o è ipercoop, o è ipercoop. Così a Genova, Savona, Sarzana e Carasco.
Per trovare un marchio differente, e altre opportunità di acquisto, devi emigrare appena oltre Appennino. Dove, chissà perché, in un fazzoletto di terreno sono stati aperti - e prosperano - tre iper della catena «della grande I»: a Tortona, Pozzolo Formigaro e Serravalle.
E sì che questa e altre strutture della Grande distribuzione organizzata, magari disposte a vendere il detersivo con l’ammorbidente a due centesimi in meno e il salame tipo-Milano (che non lo comprava più nessuno) in offerta speciale, si sono date da fare un sacco per aprire spazi in Liguria. Anche a colpi di battaglie legali.
Tutto inutile, anche se tutto perfettamente legale.
Non c’è stato niente da fare: agli effetti del nuovo, possibile, (...)