I conti pericolosi di Trichet

La battuta è che c'è una gara tra Prodi, Tps e Trichet, Presidente della Bce, per chi riesce a fare più disastri economici. L'analisi sobria registra una lentezza della Banca centrale europea nel fronteggiare il rischio di una repentina inversione del ciclo economico. Il punto: c'è il pericolo di una recessione - peraltro ancora evitabile - indotta da errori di politica monetaria.
Il mercato teme che l'insolvenza dei mutui americani non garantiti e dei prodotti finanziari costruiti su di essi, oltre che una crisi del credito, induca una caduta del mercato immobiliare e, a catena, un impatto recessivo sull'economia generale. Le Banche centrali sono riuscite a tamponare la prima parte della crisi di fiducia dando al sistema bancario tutta la liquidità che il mercato non era più disposto a fornire. Trichet, infatti, ha dichiarato domenica scorsa che questa emergenza è terminata, confermando di fatto che alzerà il costo generale del denaro a metà settembre. Parlando così ha fatto intendere implicitamente che non si aspetta un'inversione del ciclo e che qualora in America la crisi finanziaria diventasse recessione ciò non avrebbe impatto in Europa. Qui sbaglia per tre precisi motivi: a) le ricerche mostrano che il pessimismo economico - così come l'ottimismo - si diffondono nel mercato senza distinguere tra le diverse situazioni, cioè che se in America le cose precipitano vi sarà crisi anche in Europa pur questa in condizioni migliori; b) se la Federal Reserve (Bernanke) taglierà i tassi per ridare fiducia all'economia e la Bce li alzasse, il cambio dell'euro sul dollaro, gia ora decompetitivo, schizzerebbe alle stelle massacrando l'export, soprattutto, italiano; c) comunque gli scenari mostrano che la crescita europea sta rallentando e ciò dovrebbe far rivedere il calcolo di inflazione prospettica mettendo in priorità il rischio di recessione su quello di inflazione stessa.
In sintesi, Trichet, almeno lasciando inalterati i tassi a settembre, dovrebbe comunicare al mercato che è pronto a tagliarli in tempo, se necessario, e così mantenerlo in espansione sia psicologicamente sia tecnicamente (giusta liquidità per investimenti nelle imprese, per i mutui e per il credito al consumo). Ma perché Trichet non fa così? Preferisce rischiare la recessione piuttosto che l'inflazione e aspetterà fino all'ultimo minuto per fare le mosse giuste, quindi in ritardo. Si chiama «idealismo monetario». Mentre il realismo, di cui Alan Greenspan fu campione, prescrive di inondare il mercato con bombe di liquidità - taglio dei tassi - appena questo mostra i primi segni di paura. Tale metodo evita, o rende brevi, le recessioni, ma ha il difetto di creare bolle inflazionistiche successive. Per evitarle, il metodo idealista tenta una gestione selettiva, punture e non bombe, e non molla i cordoni se non all'ultimo. Ma ciò favorisce le recessioni perché non le cura in tempo. In conclusione, le sorti europee dipenderanno dalla capacità dell'America di evitare la recessione, ed il crollo delle Borse, perché se ci fosse la Bce non saprebbe contrastarla in tempo. Probabilità? Miste perché Bernanke mostra un certo idealismo, ma lo statuto della Fed, diversamente da quello della Bce, gli impone anche la responsabilità per la crescita e il mercato statunitense ha molta ridondanza per neutralizzare le crisi. Ma è inaccettabile che l'Italia, già economicamente indebolita da un governo incapace, corra un rischio del genere per la cultura gestionale della Bce. Altra battuta? Bossi, bisogna mirare anche su Francoforte.
Carlo Pelanda
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