I costi del Quirinale crescono ancora. "Lo stop dal 2008"

La spesa nel 2007 lievita a 241 milioni. E Napolitano impone una cura dimagrante: stipendi raffreddati e personale ridotto

Roma - E il Colle, quanto ci costa il Colle? Quest’anno, la bellezza di 241 milioni di euro, che non sono certo bruscolini ma qualcosa in più dei vecchi quattrocento miliardi di lire. Più dell’Eliseo, più di Buckingham Palace, molto più anche della Casa Bianca e della Zarzuela. E soprattutto, 17 milioni in più rispetto al bilancio di previsione del 2007, che ne prevedeva «solo» 224. Eppure Giorgio Napolitano qualche mese fa aveva preannunciato tagli e contenimenti: come mai allora questo sforamento? La colpa, spiega il segretario generale Donato Marra, è di Palazzo Madama, cioè «degli effetti del recepimento del contratto del personale del Senato» che hanno gonfiato le buste paga dei circa duemila dipendenti. Ma si tratta, assicura, di un dato temporaneo perché per i prossimi tre anni sono programmati sensibili e progressive riduzioni di spesa.
Si vedrà. Intanto per la seconda volta nella storia, il Quirinale stende i suoi panni alla finestra, annusando il vento che soffia sull’Italia e rispondendo a una richiesta di informazioni avanzata dalla commissione Affari costituzionali della Camera, presieduta da Luciano Violante, che sta svolgendo un’indagine conoscitiva sui costi della politica. Il bilancio 2007, scrive Marra, era stato dunque impostato su una previsione di 224 milioni, con «un incremento di dotazione rispetto all’anno precedente pari al 3,26 per cento, inferiore quindi al tetto del 3,5 per cento concordato tra gli organi costituzionali nel settembre 2005 per iniziativa del presidente Ciampi». Previsione non rispettata per il caro-stipendi: e adesso, per tappare il buco di 17 milioni di euro, il Quirinale non chiederà altri soldi allo Stato, ma «provvederà con entrate proprie e con utilizzo di risparmi di gestione».
Tagli per compensare le maggiori uscite. Questa, afferma il segretario generale, sarà la linea anche per il prossimo futuro. Per il triennio 2008-2010 il Colle infatti «ha inoltrato al ministero del Tesoro una richiesta di stanziamento inferiore a quella formulata per il 2007-2009 con adeguamenti più bassi del tasso programmato di incremento del Pil». E cioè 2,96 per cento, 2,90 e 2,85. Per abbassare i costi è prevista anche un’altra serie di misure di contenimento: la fine dal primo gennaio 2008 dell’agganciamento automatico delle retribuzioni al 90 per cento di quelle del Senato, il blocco del turn-over, la progressiva riduzione del ricorso a personale comandato, ossia «in prestito» da altre amministrazioni, il taglio dei servizi di scorta e vigilanza, «il cui contingente - si legge - è stato già in parte ridimensionato e sarà nuovamente valutato entro l’anno».
Il nodo del problema è proprio lì, nell’enorme numero dei dipendenti. Pesano infatti sul bilancio le tre residenze, Quirinale, Castel Porziano e Villa Rosbery, pesano parecchio pure i viaggi, le spese di rappresentanza e di ordinaria amministrazione. Ma più di tutto pesano gli stipendi. «La spesa complessiva - sottolinea Marra - è caratterizzata da una forte rigidità, visto che per l’89 per cento è destinata al personale, il 59 a quello in servizio e il restante trenta a quello in quiescenza».
Un esercito che Napolitano sta cercando di ridurre: al primo settembre 2007 risultano in ruolo 979 persone, «contro 1145 della pianta organica». Settantotto sono i comandati da altre amministrazioni, undici quelli a contratto. Poi c’è il personale militare e di polizia «distaccato per esigenze di sicurezza». Erano 1086 a dicembre 2006, oggi sono ancora 1038, di cui 272 corazzieri. Verranno tutti messi a stecchetto. La dieta di Napolitano prevede assunzioni, poche, per concorso e basta chiamate dirette. E gli stipendi, se non proprio congelati, dovrebbero essere almeno raffreddati.