«I dolori del calcio? Li dimentico grazie ai bambini»

GenovaLui, mecenate, lo è nel Dna. Non può farne a meno, e come suo padre Edoardo, non riesce a non buttarsi in imprese talvolta rischiose, mai facili. Come quando nel 2002 comprò la Sampdoria dalla famiglia Mantovani, salvandola da un improbabile sedicente principe arabo. O quando, anni prima, decise che il rudere bombardato del Carlo Felice appollaiato su piazza De Ferrari non ci stava bene: e si sfilò dal portafoglio un bel po’ di miliardi di lire. A perdere, viste le sorti del teatro lirico genovese. Riccardo Garrone è così. Petroliere di mestiere, filantropo per passione. Dal padre ha ereditato la Erg. Ma la sua famiglia gli ha anche insegnato, come dice lui, «che bisogna intervenire dove c’è bisogno». È così che, nello stesso anno in cui diventò presidente della Sampdoria, intraprese un’altra sfida: quella di diventare presidente di Mus-e Italia, associazione onlus che si occupa di progetti nelle scuole primarie al fine di contribuire all’integrazione culturale tra italiani e stranieri. È un boom. Nel 2003 la Commissione europea lo giudica uno dei migliori progetti culturali finalizzati all’integrazione.
Mus-e nasce da un sogno del violinista Yehudi Menuhin che nel 1991 costituì a Bruxelles l’International Yehudi Menuhin Foundation. Lei, presidente Garrone, come ha incontrato questo progetto?
«Menuhin è considerato uno dei più grandi violinisti mai esistiti: era convinto che l’arte fosse un mezzo di comunicazione in grado di superare qualunque barriera. Così fondò un’associazione per portare nelle scuole artisti che insegnassero il proprio linguaggio ai bambini per fare in modo che condividessero un progetto comune. Io ne sono venuto a conoscenza quando il fondatore e presidente di Mus-e Italia, il regista Gianfranco De Bosio, mi ha chiesto di sostituirlo, visto che lui non riusciva più a dedicarsi come avrebbe voluto al progetto di Mus-e e contemporaneamente al suo lavoro in giro per il mondo. Il compito non era semplice, ma io mi ci buttai con passione».
La passione è un po’ il suo segno distintivo. Di certo l’ha aiutata nel far crescere il progetto portandolo ai numeri di oggi.
«Oggi in Italia ci sono moltissime città dove Mus-e lavora. In tutto durante questo anno scolastico ci sono quasi quindicimila bambini coinvolti, con 250 artisti che si sottopongono a una formazione permanente: in questo momento sono a bordo della Costa Europa per una crociera di formazione. Chissà magari riesco a coinvolgere anche il ministro Gelmini. Aspetto d’incontrarla».
L’integrazione culturale è così difficile?
«Guardi, abbiamo provato a lavorare con Mus-e nelle scuole medie e sa una cosa? Ci siamo accorti che sono ragazzi già troppo grandi, non funziona. Invece è fantastico lavorare con i bambini dalla prima alla terza elementare. Anche se non parlano la stessa lingua, nel lavoro di danza, musica, pittura, mimo le differenze si cancellano, lavorano tutti per un progetto comune. Sono una squadra».
A proposito di squadre: le dà più soddisfazione la Sampdoria o Mus-e?
«Sa cosa le dico? I dispiaceri e le amarezze che mi danno i palazzi del calcio, i disastri che fanno (non la squadra che mi dà grandi emozioni, intendiamoci) sono largamente ricompensati dalla gioia di stare insieme a questi bambini. Scegliamo le classi, andiamo in quelle dove c’è più bisogno, quelle dove sono di più i bambini immigrati. Vediamo che i bambini sono delle spugne, apprendono con grande facilità. Ma c’è ancora di più».
Cosa?
«Le famiglie... italiani e stranieri che condividono con i loro bambini questi progetti. I bambini sono straordinari, sono portatori di bene anche nella società».
Ci spieghi come funziona Mus-e.
«Io giro l’Italia insieme con il coordinatore nazionale e vado a presentare il progetto dove me lo si richiede. Poi si crea un gruppo di lavoro e di solito vengono coinvolti i giovani di Confindustria. Gli sponsor sono fondazioni bancarie, imprenditori, gente che come me ci crede. Ci vogliono circa 3mila euro per seguire tre anni una classe. L’ottanta per cento va agli artisti. Dopo il primo anno le sedi locali vanno con le proprie gambe».
Per chi vuole partecipare?
«Il sito è www.mus-e.it. Basta che ci contattino. L’ha appena fatto Oristano. Stiamo per partire».