I finiani: "Un governo con Fini, Casini e Rutelli"

Nuova sparata di Bocchino: "Le elezioni consegnerebbero il Paese a Bossi e Tremonti". E propone un governo con centristi e Pd. La Russa: "E' inverosimile". E Cicchitto: "Proposta da film"

Roma - "Mercato avvilente, stop a negoziati al ribasso per tirare a campare". Con queste parole ieri il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva spiegato che esistono solo due strade per uscire dallo stallo: "O una maggioranza coesa o le elezioni". Interpellato dall'Agi, il ministro Adolfo Urso raccoglie l'appello del premier e rilancia: "Cessino gli attacchi istituzionali al presidente Fini e si annulli la riunione dei probiviri prevista per metà settembre". Poi, Italo Bocchino propone: "L'unica strad che ha Berlusconi è appellarsi al Parlamento come gli ha consigliato Casini per varare un nuovo governo con un profilo alto e riformatore e una maggioranza più ampia, costruendo una nuova coalizione che comprenda i partiti di Fini, Casini e Rutelli e i moderati del Pd ormai delusi".

La replica dei finiani "Noi pensiamo che si debba lavorare per ricomporre il Pdl, e auspichiamo seri segnali in questo senso". Il finiano Urso ribadisce il no "a processi alle idee" dunque, che "devono poter circolare e confrontarsi liberamente nel centrodestra". "Sono altri - ricorda Urso - che hanno fatto uno strappo con i nostri elettori, cacciando con un documento illiberale Gianfranco Fini, che è stato il confondatore del Pdl". Ma il ministro finiano si augura ancora che prevalga la ragione: "Se davvero Berlusconi vuole lavorare a una ricomposizione della maggioranza di centrodestra, annulli la riunione dell’ufficio dei probiviri, perchè le idee si confrontano, non si processano. Noi fino all’ultimo momento utile - continua il ministro - lavoreremo per una ricomposizione politica che passa per il riconoscimento del dibattito interno e del ruolo politico di Gianfranco Fini come cofondatore del pdl. La nostra intenzione è quella di mantenere il patto con gli elettori e tutte le nostre azioni saranno rivolte in quella direzione".

Bocchino: "No alle elezioni" "Il Paese non vuole le elezioni - spiega il finiano Bocchino - e sotto sotto il voto non lo vuole neanche Berlusconi, consapevole ormai che ha solo da perderci". Secondo il capogruppo alla Camera di Futuro e Libertà, "se davvero si andasse a elezioni anticipate le uniche due certezze sarebbero il travaso di voti dal Pdl alla Lega e una maggioranza al Senato diversa da quella della Camera". "In uno scenario del genere Bossi avrebbe gioco facile a chiedere un passo indietro al Cavaliere, che verrebbe pensionato da quello che ritiene l’alleato più fedele, aprendo così la strada a un governo Tremonti che sarebbe a propulsione leghista e otterrebbe il voto di una maggioranza larghissima che si formerebbe con l’obiettivo reale di mandare definitivamente a casa Berlusconi - conclude Bocchino - è questa la trappola che sta scattando ed è molto difficile per Berlusconi sottrarsi, avendo rotto con i moderati Fini e Casini e avendo affidato la golden share del governo a Bossi e Tremonti".

Il Pdl chiude: "Inverosimile" "Non voglio fare polemiche". Ignazio La Russa, coordinatore nazionale del Pdl e ministro della Difesa, dapprima si schermisce quando gli chiedono di commentare la proposta avanzata da Italo Bocchino di un nuovo esecutivo con Fli i centristi e parte del Pd. Poi aggiunge: "Sono fantasie". "Proposte fantasiose come quella di fare un nuovo governo, addirittura con pezzi del Pd e l’esclusione della Lega, appartengono veramente all’inverosimile e testimoniano la confusione all’interno di chi ha deciso i fare gruppi parlamentari autonomi dal Pdl". Categorico anche Fabrizio Cicchitto: "Qua non è in ballo né la monarchia aziendale né la democrazia repubblicana, ma il mantenimento del patto fatto con gli elettori che nel 2008 votarono una precisa maggioranza della quale facevano parte anche i finiani di oggi". Secondo il capogruppo alla Camera, "questa ipotesi di una sorta di auto-ribaltone e di composizione e scomposizione di tutti gli schieramenti francamente sembra più un film che una seria ipotesi politica".