I francesi pazzi per "les italiens"

La cucina, i viaggi, la letteratura. Dopo secoli di snobbismo i nostri cugini si scoprono pazzi di noi. Sarà l'effetto di Carla Bruni?. I successi che sportiamo: <strong><a href="/a.pic1?ID=371477">da Montalbano alla Nutella
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Gli abbiamo regalato Carla Bruni e prestato (prestato e basta, non fate i furbi...) Monica Bellucci. Li abbiamo fatti innamorare di Claudia Cardinale, di Paolo Conte e di Gino Bartali «... e i francesi che si incazzano, e le palle ancora gli girano...». Ah, e portato via la coppa del mondo. Senza nessun senso di colpa, con un paio di testate al posto giusto, una all’incrocio e una sullo sterno. Però non gli piacciamo, non gli siamo mai piaciuti, e la cosa è quasi sempre reciproca.

Ma l’estate e un paio di colpi di sole ben assestati sul capocollo li ha cambiati. Almeno così riferiscono appena fuori Ventimiglia. O forse li ha cambiati Carlà, che a volte si sente italiana e a volte no, ma che se è nata dalle parti di Torino e cresciuta a Castagneto Po mica sarà colpa nostra. Raccontano di un piccolo ape rosso carico di enormi forme di parmigiano parcheggiato negli ipermercati della Costa Azzurra, di gelati italiani ipercalorici e un po’ vintage che rinfrescano le serate francesi, meglio se alla banana split e alla pesca melba, di olio d’oliva extravergine toscano venerato come il dio Esculapio che da quelle parti usano per creare creme all’olio d’oliva fai da te, che averlo saputo prima col cavolo che la Brigitte Nielsen si rifaceva di plastica per fare la statua di cera a Celebrity Bisturi.

Piccole cose. Ma che dicono una cosa sola: siamo diventati di moda oltre le linee nemiche e quasi quasi vien voglia di abbracciarci come i minatori italiani e francesi quando si incontrarono a metà strada, sporchi e puzzolenti, del traforo del Monte Bianco. Forse anche per questo Villa Medici, residenza dell’Accademia di Francia a Roma, ha aperto, con grande soddisfazione della stampa cugina, le porte ai francesi di passaggio, una decina di stanze a disposizione, notte compresa, nel sacro nome dell’arte. E c’è pure il bidet.

Insomma tira aria di tregua. Prendi le riviste di cucina. Interviste su interviste a Jamie Oliver, il cuoco inglese che ha rivisitato i piatti italiani, proponendo cosucce che ti fanno sbavare quasi come la Bellucci, cioè frittelle di spaghetti, insalata di pomodori, seppie con finocchi (che però in genere sono francesi), fragole con limone e menta o gelato con olio e sale. E il turismo? Siamo tres jolie più di Angelina Jolie. La Toscana e il Chianti, con i suoi arrosti alle erbe, le torte all’arancia e gli itinerari di collina, ma anche la Puglia, che qui ammorbidiscono in «Pouilles», che abita le riviste di arredamento con tutte le sue case e i suoi scenari di sfondo, e Milano, chi l’avrebbe mai detto?, con mappe dettagliate dei negozi e negozietti più alla moda, dove trovare lampade con il paralume dei colori della nonna e statuine sotto vetro.

Non smettono un secondo di parlare di noi. Uno dei libri in vetta alle classifiche, uno di quelli che i francesi si portano in vacanza, è «Nuits d’été en Toscane», Notti d’estate in Toscana, di Esther Freud, romanzo di educazione sentimentale con protagonista una fanciullina francese che va a passare le vacanze in una dimora toscana abitata chissà perché da inglesi. Ma vabbè, okay, pace fatta. Ci manca solo un altare a San Marco. Non quello di Venezia, quello di Lecce tutto tatuato che di cognome fa Materazzi. E restituiteci la Bellucci, grazie...