Dopo i gay Zapatero vuole una legge per i trans

Le associazioni cattoliche: chiederemo un referendum. Il 18 luglio è prevista un’altra marcia contro l’esecutivo di centrosinistra

Gabriele Villa

Comincia a contarsi il popolo del no a Madrid. E scopre di essere più numeroso e più agguerrito di quanto pensasse e sperasse. Un buon inizio, perché, come è stato ribadito ieri dalla Conferenza episcopale spagnola, c’è bisogno di «essere in tanti e tutti uniti» per fermare la nuova legge che ha dato il via libera ai matrimoni omosessuali.
E così, mentre lesbiche e gay si apprestavano a invadere gioiosamente le strade della capitale per celebrare con una soddisfazione senza precedenti la giornata nazionale del loro personalissimo orgoglio, il Foro della Famiglia, considerato a buon diritto il braccio politico della Chiesa iberica e sempre in prima linea in questi mesi nella difesa dei valori imprescindibili del cattolicesimo, è sceso di nuovo in piazza a Madrid. Un centinaio di persone hanno scandito slogan del tipo «Zapatero dittatore» e «Zapatero dài le dimissioni». Certamente una manifestazione, quella del Fef, in forma ridotta rispetto alle solite, ma organizzata simbolicamente davanti al monumento alla Costituzione. Una sorta di prova generale, in vista della mega protesta contro «la sfrenata laicizzazione che il governo Zapatero sta portando avanti» già indetta per il prossimo 18 luglio a Madrid.
Alla piccola manifestazione del Foro c’erano uomini donne e anche molti bambini tenuti in braccio che portavano cartelli su cui c’era scritto: «Matrimonio: denominazione di origine controllata» mentre i membri del Foro recitavano i passaggi della Costituzione che promettono il matrimonio fra uomo e donna e la protezione della famiglia. Ma l’obiettivo del raduno di ieri è stato soprattutto quello di annunciare la richiesta ufficiale al premier (come prevede l’ordinamento spagnolo) di un referendum sul matrimonio e l’infanzia in Spagna. E di denunciare «l’attentato contro la famiglia e la mancanza di un dialogo con la società» invitando le forze politiche a contrastare la legge in Parlamento e i cattolici ad opporsi con tutti i mezzi legali.
Della incostituzionalità della legge sul matrimonio si è detto, peraltro, convinto anche il presidente della Conferenza episcopale spagnola, Ricardo Blazque parlando alla Radio Vaticana e ieri, durante i lavori della Assemblea Plenaria del Consiglio Episcopale Latinoamericano a Lima, si è levata un’altra voce autorevole contro Zapatero. «Per la sola smania di apparire come nazione all’avanguardia, calpestando principi fondamentali, il governo spagnolo ha approvato la legge che legalizza il cosiddetto “matrimonio” delle coppie omosessuali. Questa non è altro che un’aberrazione di una società senza obiettivi e senza orizzonti, che provoca una profonda confusione, frutto di una epoca che si manifesta sempre più decadente». Così si è espresso monsignor Catalino Claudio Giménez Medina, vescovo di Caacupé e presidente della Conferenza episcopale del Paraguay. Nella dichiarazione all’agenzia vaticana Fides, monsignor Giménez Medina ha aggiunto che «questo attacco alla famiglia e alla vita è frutto di un’orchestrazione che ha un retroscena mondiale», quindi ha rilevato l’urgenza di una risposta globale e unitaria, «affinché fatti come quello spagnolo non si ripetano».
Per tutta riposta, la Giornata dell’orgoglio gay che ieri pomeriggio ha richiamato nella capitale spagnola migliaia di omosessuali (fonti dell’organizzazione parlano di oltre un milione di persone) per festeggiare la «conquista storica» del «matrimonio omosessuale» è servita come pretesto per lanciare lo slogan anche favore della nuova legge sul cambio di identità per i transessuali, che il Psoe ha promesso di portare in parlamento già quest’anno.
Una ulteriore conferma che il premier José Luis Rodriguez Zapatero ha intenzione di proseguire fino in fondo, a tutti i costi, la sua radicale battaglia. E così gli omosessuali, che si sono riversati in piazza a Madrid, gli hanno mostrato giusta riconoscenza. Alla testa del corteo, la presidente della Federazione statale di gay, lesbiche e transessuali, Beatriz Gimeno, ha sbandierato e poi letto pubblicamente il manifesto con cui si chiede al governo di Zapatero anche l’approvazione, in tempi rapidi, della legge per l’identità sessuale dei transessuali.