I grandi vuoti del duello

Tra Berlusconi e Prodi l'altro ieri si ergeva un grande assente: la politica globale. Il dibattito televisivo somigliava a quei musei che credendo di essere sofisticati e à la page curano nei dettagli gli allestimenti e le cornici, ma dimenticano di mostrare al pubblico i dipinti.
Un'ora e passa di televisione senza quella che dovrebbe essere «la visione». Visione del presente e soprattutto del futuro. Visione del mondo contemporaneo che ci chiama a nuove sfide che non possono essere rinviate perché bussano alla nostra porta. È possibile andare alle urne senza poter capire quali sono le differenze tra Berlusconi e Prodi su temi fondamentali come la politica estera e la lotta al terrorismo, l'energia e l'ambiente, la libertà religiosa e il rapporto con l'Islam, l'identità e la famiglia?
Noi crediamo di no e la formula del dibattito televisivo su questi temi ha mostrato le corde, tutti i suoi limiti e le sue inefficienze sul piano dell'efficacia e della qualità.
I due giornalisti chiamati a intervistare Berlusconi e Prodi non hanno sentito il bisogno di sollevare temi che fanno parte dell'agenda globale di un grande Paese e questo si è tradotto istantaneamente in un enorme deficit di informazione.
È questo il vero spartiacque tra la destra e la sinistra in Italia e non solo, è qui che il sentiero della politica si biforca, è qui che emergono le differenze tra gli schieramenti e le contraddizioni interne. È questo il terreno sul quale gli elettori valutano le idee, pesano le opinioni e infine decidono.
È proprio su questo terreno che il centrodestra ha l'opportunità di dimostrare agli elettori di avere un passo diverso, sicuro, agile, moderno. È il teatro sul quale Berlusconi ha compiuto le scelte migliori, quelle che lasciano il segno dell'uomo politico ed è stupefacente che in un'ora di diretta tv non ci sia stato spazio per questi argomenti.
È così bislacco chiedere a Prodi come intende affrontare il terrorismo? O davvero qualcuno crede che con Bin Laden valga la formuletta del dialogo?
È forse bizzarro domandargli come farà a conciliare la politica anti-israeliana e filo Hamas di certi suoi alleati con quella di Rutelli che va in visita in Israele?
È per caso politicamente scorretto chieder conto di certe imbarazzanti visite di leader della sinistra al capo degli Hezbollah che predica la distruzione di Israele?
A un certo punto del dibattito ci si è ricordati che nell'agenda internazionale c'è un problemino con l'Iran e qui Prodi e Berlusconi sono sembrati convergere entrambi sulla via della diplomazia e non della guerra. Benissimo. Ma quale soluzione? Quella degli Stati Uniti che vogliono un intervento deciso del Consiglio di sicurezza? Quella della Russia? O quella dell'Europa in cerca di un rischioso compromesso? Nessuno glielo ha chiesto.
Si sa che la politica ha scarsa memoria e il giornalismo spesso segue a ruota, ma è possibile che di fronte a un Berlusconi capace di incassare gli applausi del Congresso americano poco più di una settimana fa, nessuno degli spin doctor abbia pensato che quel fatto è un patrimonio di immagine e capacità da spendere davanti a 16 milioni di italiani incollati al video?
È forse sconveniente e poco televisivo capire che cosa vuole dire il signor Prodi quando scrive una lettera all'Arcigay per assicurare che si impegnerà «a portare a un riconoscimento pieno ed effettivo di questi diritti». Quali diritti? Gli stessi garantiti dalla Costituzione alla famiglia naturale fondata sul matrimonio?
È del tutto inutile per lo share chiedere a Prodi come si sposa la linea vaticana della Margherita con quella della Rosa nel Pugno che invece sogna l'abolizione del Concordato?
È superfluo per l'audience capire come la sinistra pensi di affrontare la concorrenza globale sui mercati di fronte all’ascesa di Cina e India, al cospetto di uno scenario di prezzi crescenti del petrolio e in assenza di una politica energetica nucleare?
È assurdo chiedere a entrambi i candidati un parere su quali limiti debba avere la ricerca scientifica, sui rischi dell'eugenetica, sull'idea che i figli si ordinano come al self service? È poco telegenico sollecitare un'opinione su un documento del comitato bioetica della Toscana che vorrebbe limitare le cure a quei bambini nati prematuri con poche chance di vita?
Sono domande che si pone qualsiasi cittadino dotato di buon senso, ma se non trovano cittadinanza nello scontro diretto tra Berlusconi e Prodi evidentemente c'è qualcosa che non funziona, qualcosa che va rivisto e corretto prima del prossimo duello del 3 aprile.
I voti non si conquistano né promettendo la felicità in terra né spiegando come funziona il cuneo fiscale. La politica è l'eterna battaglia per la conquista del cuore e della mente dei cittadini. E gli argomenti per farlo non mancano.