I liceali anni Settanta sapevano esser giovani anche senza cellulare

Due ex compagni di scuola tra ideali e la solidarietà del dopo alluvione

Potrebbe sembrare uno di quei diari nostalgici dei bei tempi che furono, uno di quei libri di ex alunni che leggeranno solo loro, forse. Invece no, anzi. E basta dare un’occhiata alle prime pagine per appassionarsi all’avventura di questi due ex compagni di scuola che, all’insaputa l’uno dell’altro, si sono quasi dati appuntamento per ritrovarsi dopo 30 anni... puntuali nel riaccendere una miccia che in molti, sotto sotto, desideravano per ritrovarsi. Che ci fa ricordare che le amicizie strette tra i banchi di scuola, quando ancora eravamo tutto genuini e senza maschere, anche a distanza di decenni possono riscaldare i cuori, rallegrare gli spiriti, spolverare profondi affetti.
E riportare alla luce un’epoca così vicina che quasi la si può toccare, e così distante da sembrare un altro mondo: gli anni settanta con i loro ideali, con il loro fare scanzonato e goliardico personificato da qual Mario che, ragazzetto, apostrofa con innocente malizia la nuova prof. che sbaglia l’accento al suo cognome.
«Lo spirito della D» è lo spirito di un’epoca e fa bene al cuore andarsela a ripassare oggi che nelle classi imperversa il bullismo e il menefreghismo. Certo gli anni Settanta non furono tutte rose e fiori, tra scontri sociali, politici e crisi energetica. Ma è bello rivedere quella vivace solidarietà, quella che portò fiumi di studenti in strada a prestare aiuto durante la grande alluvione di Genova. È bello vedere la foto in bianco e nero dello striscione appeso in via Canevari: «grazie ragazzi», ed è bello immaginarli, quei ragazzi, accampati sullo scoglio di Pieve Ligure, a vivere la loro piccola Woodstock. Un po’ di nostalgia può venire, leggendo questo libro. Ma può anche riaccendersi qualche fiamma di amicizia. E le fiamme antiche sono quelle che forse non si spegneranno mai.
«Mi chiami pure Mario» di Ennore Fancellu e Renzo Bistolfi Editore De Ferrari, 142 pagine, 12 euro