I magri vivono di più e mangiano tutto, con buon senso

aAvete mai visto un centenario gras­so? No, perché gli obesi muoiono molto prima dei magri. Vengono uccisi da in­farti, da ictus, dal diabete e dal cancro del colon, le più diffuse patologie legate all’iperalimentazione. I vecchi longevi più famosi sono sani, sono esili come ste­li e mangiano pochissimo. Penso a Rita Levi Montalcini (101 anni), a Umberto Veronesi (85), a Indro Montanelli, mor­to dieci anni fa a 92 anni, a Giulio Andre­otti (91), a Gillo Dorfles (100) e a Filippo di Edimburgo, marito della regina Elisa­betta d’Inghilterra, oggi novantenne. Tutti secchi e scheletrici, senza patologie croniche, con poco interesse per il cibo, ma con precise preferenze alimentari. In Inghilterra è uscita una nuova rivista che, alla faccia delle diete e di tutte le regole alimentari, si scaglia contro la discriminazione e la persecuzione degli obesi, loda le morbide forme femminili, ignora il peso forma e magnifica il buon cibo e la buona tavola come un elisir di salute fisica e mentale, antidoto contro ogni depressione. Nel Regno Unito l’infarto del miocardio è al primo posto come incidenza in Europa. Negli Stati Uniti l’obesità è da anni un’emergenza nazionale e il presidente Obama ha recentemente firmato una legge che impone regole dietetiche fin dalle scuole materne a favore di prodotti naturali, ha obbligato i ristoratori a mettere sui menù per ogni voce di pietanza il corrispettivo in calorie, e a dimezzare le porzioni, cancellando quello che per anni è stato un orgoglioso slogan americano, «big is better» (grande, o abbondante è meglio). In Texas viene diffuso in queste settimane un video-shock sul-l’obesità infantile, arrivata a superare il 50% sotto i sei anni, dove si vedono bambini grassissimi e rubizzi che addentano hamburger ricoperti di creme e formaggi, che vengono descritti dallo spot al pari di boli di eroina per la dipendenza dal «cibo spazzatura» che creano fin dall’infanzia. Ed è del mese scorso la notizia che a Parigi verrà a breve inaugurato un nuovo McDonald’s,il primo nel mondo senza i velenosi hamburger. Sì, perché di veleno si tratta se la campagna mediatica gigantesca messa in moto negli Usa ha l’obiettivo di rieducare la popolazione all’alimentazione sana e a raggiungere quindi una drastica riduzione della spesa sociale e sanitaria legata alle patologie associate e provocate dall’obesità. In Italia il problema obesità è in aumento anche se non ha mai raggiunto i livelli di allarme degli Stati Uniti per il semplice motivo che noi abbiamo la dieta mediterranea, con grassi vegetali e prodotti naturali, e abbiamo la pasta, fatta di proteine e zucchero senza l’ombra di un lipide. Noi italiani non abbiamo mai avuto l’esigenza americana di allargare i posti a sedere su aerei, teatri e sedie a rotelle, e di ingrandire i letti e i tavoli operatori, perché l’obesità mostruosa (è un termine medico) nel nostro Paese è una rarità. Una rivista come quella inglese «Grasso è bello» da noi non venderebbe copie. La maggior parte della nostra popolazione è in sovrappeso, che è l’anticamera dell’obesità se si continuano a mangiare più calorie di quelle che si consumano, ma si combatte quotidianamente il grasso superfluo. E indubbiamente sono in aumento le malattie su descritte legate alla non corretta alimentazione, ma nella nostra tradizione alimentare c’è poco spazio per il cibo industriale. Il nostro problema è l’iperalimentazione, tipica dei periodi di benessere nei Paesi industrializzati. Tutti mangiamo più del necessario e la recente crisi economica ha fatto diminuire i consumi di molti prodotti, ad eccezione di quelli alimentari. Chi di noi non ha mai iniziato una dieta? Per poi abbandonarla. E di diete ce ne sono un’infinità, tutte con l’eliminazione più o meno completa di zuccheri, o di grassi o di proteine, e con riduzione di calorie introdotte, ma tutte molto faticose, spesso sbilanciate metabolicamente e che nonsempre permettono poi di mantenere il peso forma raggiunto. Sapete cosa mangiano quei centenari citati all’inizio dell’articolo? Non fanno nessuna dieta. Mangiano tutto, ma poco, e spesso molto poco. Umberto Veronesi ha eliminato dalla tavola la carne, al cui consumo eccessivo attribuisce l’aumento dell’incidenza del carcinoma del colon, ma per il resto gli altri mangiano tutto e tutti non più di quello che consumano. E il loro consumo calorico calcolato in movimento e nelle varie attività suggerisce la quantità di cibo da loro introdotto. E i nostri centenari non hanno mai nemmeno assaggiato una merendina preconfezionata, le patatine croccanti in busta, i salatini da aperitivo o gli hamburger infarciti di sughi e formaggi. Per vivere sani e a lungo basta seguire i loro esempi positivi. Melania Rizzoli Medico, deputato Pdl