«I manifesti sono stati taroccati a fin di bene»

(...) cofirmatario del manifesto taroccato, non rispondono alle domande e tantomeno al cellulare. E affidano il loro pensiero unico a un comunicato. Imbarazzatissimo. «Come ogni anno la giunta e il consiglio della Regione Liguria ricordano la Resistenza e la data della Liberazione Nazionale con un manifesto che viene affisso in tutta la regione - è la premessa di rito -. Abbiamo individuato il messaggio, che quest'anno ricordava il partigiano cattolico Aldo Gastaldi "Bisagno", citando una sua frase: "...dobbiamo dare l'esempio di un'Italia rinata e sana...". Non abbiamo, invece, scelto noi l'immagine né siamo stati informati delle successive modifiche». Eccolo lì: noi non c’entriamo.
E chi c’entra, allora? Boh? «L'intervento sulla fotografia è stata evidentemente una ingenuità - prosegue e conclude il comunicato ufficiale -. Commessa sicuramente in buona fede, per non riproporre la crudezza di quel momento storico in un'Italia che vive da 64 anni in pace proprio grazie alla Liberazione dal nazifascismo». Un’ingenuità che i firmatari del manifesto non si riconoscono. Loro non ne sanno nulla, però sanno che è stata commessa «in buona fede». E sanno, senza saperne nulla, che è stata fatta «per non riprodurre la crudezza del momento». Quindi l’ultima verità ufficiale di chi è all’oscuro di tutto è che una pistola e una bomba a mano in una foto di partigiani avrebbero potuto turbare le coscienze. Anche perché dopo le gesta della Resistenza l’Italia ha vissuto «64 anni in pace proprio grazie alla Liberazione dal nazifascismo». Certo, le armi sono sparite. Gli Anni di Piombo erano cartoni animati. E le foto terribilmente crude delle vittime delle Brigate Rosse, giustamente usate anche per manifesti istituzionali allo scopo di «non dimenticare», non erano altrettanto «crude» di una pistola usata come fermacarte in guerra.
Poi ci sono le domande cui la Regione non vuole rispondere. O meglio quelle cui la Regione risponde assai chiaramente con il silenzio. Una figuraccia del genere, fatta sia dall’ente sia dalla stessa Resistenza, meriterebbe almeno un approfondimento. Ma per Burlando e Ronzitti, evidentemente, falsificare la storia non è nulla di particolare, non merita neppure un’inchiestina interna per individuare i responsabili. Poi, se davvero i committenti del manifesto non ne sapevano nulla, vuol dire che la manipolazione è stata fatta dai realizzatori. Che, se si sono presi delle licenze provocando un grave danno ai clienti, dovrebbero come minimo non essere pagati. Invece il comunicato della Regione non fa cenno al fatto che l’«ingenuità in buona fede» possa almeno servire a far risparmiare qualcosa ai liguri. L’altra domanda che non è stato possibile rivolgere a Burlando e Ronzitti riguarda la grafica del manifesto, con l’onda rossa a scavalcare il simbolo della Regione, che riprende la grafica dell’iniziativa «In ascolto», la campagna promozionale condotta dallo stesso Burlando in giro per la Liguria.
Chi, naturalmente, non può restare in silenzio, è la politica. In particolare quei consiglieri regionali il cui nome è idealmente accomunato senza autorizzazione, in calce al «tarocco». Gianni Plinio e Matteo Rosso del Pdl non usano mezze misure e chiedono con un ordine del giorno le dimissioni di Burlando «in quanto responsabile della diffusione del manifesto celebrativo ufficiale della Regione Liguria per il 25 Aprile falsificato e manipolato e, quindi, gravemente lesivo della verità storica e della immagine e della credibilità della stessa istituzione regionale». Il responsabile primo, secondo i due consiglieri è proprio lui: «Dal momento che i manifesti celebrativi resistenziali sono solitamente curati dalla Presidenza è difficile pensare che Burlando non fosse a conoscenza del taroccamento fotografico svelato da il Giornale». Plinio e Rosso lanciano l’ultimo salvagente, la via d’uscita meno disonorevole al presidente: «Sarebbe utile conoscere quanto è costata la stampa e l’affissione dei manifesti taroccati che dovrebbe essere messa a carico dei taroccatori. Non è facendo scomparire le armi dei partigiani nel tentativo di avvalorare una immagine bucolica della Resistenza che si può modificare la verità storica che contempla anche le pagine tragiche e buie relative al sangue dei vinti descritte da Giampaolo Pansa».
Anche Luigi Morgillo, vice presidente del consiglio regionale, non fa sconti e ricorda anche l’errata fotografia che non ritrae il partigiano «Bisagno» ma il «Santo»: «Siamo di fronte all'ennesima brutta figura di Burlando che non solo guida la Regione contromano, ma anche contro la realtà storica, dice l'esponente del centrodestra -. In questo modo sta facendo fare a livello nazionale, una brutta figura alla nostra Regione. Come se non bastasse, Burlando in questo modo spreca i soldi: quelli che dovevano essere manifesti celebrativi della Resistenza, diventano oggetto di scherno e quindi, altro non sono che uno spreco di denaro, a tutto danno dell'immagine della Liguria».