I media convitato di pietra al tavolo dell’educazione

In una delle ultime puntate del suo Antipatico su Rete4, il direttore Maurizio Belpietro si è interrogato sui recenti fenomeni di bullismo, sempre più frequenti, tra i giovani, a scuola e non solo. La trasmissione era intitolata: «Docenti, alunni e genitori: il triangolo malato» e, ad un certo punto della puntata abbiamo avuto il piacere di vedere l’intervento della solita psicoterapeuta che ha affermato che si tratta di un problema di educazione mancata.
Bella frase, le ha detto Belpietro, ma è una parola, in realtà cosa significa educazione? A quel punto la psicoterapeuta, un po’ spiazzata, a sua volta ha risposto che si tratta di iniziare a dire dei no, ai figli e ai giovani in genere.
Ecco un bel esempio di non educazione, innanzitutto nei mezzi e poi anche nei contenuti. Innanzitutto nei mezzi. Infatti, non si tratta soltanto del triangolo «docenti, alunni e genitori» ad essere malato. La questione riguarda invece un quadrato e il lato mancante sono i mezzi di informazione. L’asse educativo classico composto dal triangolo docenti/alunni/genitori è infatti ormai andato in crisi da tempo perché l’irruzione sempre più pervasiva di ogni tipo, genere e qualità di informazioni ha ribaltato completamente la percezione critica e simbolica dei valori in gioco da parte di giovani e meno giovani.
La potenza dei valori simbolici rappresentata e messa in scena quotidianamente dai media sovrasta a dismisura ogni tipo di educazione classica affidata a famiglie e insegnanti. I veri educatori, oggi, sono i mezzi di informazione, verso i quali è necessario che genitori e famiglie inizino ad attrezzarsi più consapevolmente. Non a caso due magnati dell’informazione, Bill Gates e Silvio Berlusconi hanno di recente dichiarato che i loro figli non trascorrono più di due ore al giorno davanti a internet e tv, e loro se ne intendono di sicuro.
Quando eravamo noi ragazzi una bravata era tale e basta, ora invece non più. Oggi i giovani che compiono una fesseria sentono il bisogno di registrarla in video per poi riprodurla. Essi sono semplicemente vittime inconsapevoli di questa depravata cultura di guardoni e di spioni che ogni giorno, dai siti internet, dai telefonini alle chat, dai blog alle radio e soprattutto dalla televisione ci mostra come massimo modello di godimento e piacere il curiosare indiscreto e morboso nella sfera dei sentimenti e degli affetti intimi altrui, fino al tradimento, al litigio e alla violenza, non solo verbale, senza limiti, senza pudore, senza dignità. E cosa volete che facciano i giovani, se non imitare?
Ma questa battaglia non si vince soltanto con dei «no» o con la semplice denuncia. La battaglia dell’educazione dei nostri giovani si vince andando all’attacco e proponendo qualcosa di meglio che non sia lo sbavare mellifluo di qualche anziano conduttore televisivo molto celebrato dai media dello spettacolo. La battaglia dell’educazione si vince offrendo una compagnia che propone qualcosa di meglio, di più giusto e soprattutto di più bello. E allora forza, incitiamo i nostri giovani a seguire modelli, letture, esempi, trasmissioni televisive, musiche, compagnie e contenuti che siano adeguati alla dignità del loro cuore e della loro mente, per fortuna ce ne sono ancora. È solo così, insegnando loro il fascino di una bellezza nuova e sempre antica, che potremo essere una generazione che non abdica al proprio futuro.
*Presidente
Club Santa Chiarampalmi@gmail.com