I messaggi del mullah Santoro

A volte, come durante la trasmissione di Michele Santoro di due sere or sono, una specie di nebbia conoscitiva e intellettuale scende sulla mostra mente e appare imbattibile. È un avvelenamento del pensiero e della pubblica opinione che poi si ritrova in ogni angolo della società, anche presso i giovani; fra questi, per esempio, gli studenti che ho incontrato col professor Compagna durante un breve corso all’Università Luiss (vi svolgo cicli di lezioni ormai da anni). Mi ha stupito che questi ragazzi, tutti intelligenti e di buona volontà, ritengano impensabile l’idea di svolgere il servizio militare. Per loro è difficile immaginare che nel mondo vi siano pericoli tali da richiedere una risposta (cioè una difesa) non dialettica: pensano che possano bastare un tavolo di pace, investimenti consistenti per lenire le difficoltà economiche, la resa e il ritiro ovunque lo si possa per non esasperare gli animi. Non c’è guerra se non la vogliamo, insomma, e dobbiamo vedere le ragioni dei terroristi come ragionevoli, causate da situazioni di tragico disagio, di miseria, di ansia di cui noi occidentali, più ricchi e colti, siamo in gran parte responsabili.
Come mai i ragazzi italiani pensano in modo tanto imbelle e onnipotente allo stesso tempo? Perché hanno visto programmi come quello di Santoro. Respirano spesso un messaggio secondo il quale i terroristi vanno sostenuti nelle loro ragioni, se non nei loro metodi. La tv, la radio, i giornali, promanano questo messaggio. Se il mullah Omar è cattivo, Karzai non lo è di meno perché in fondo è solo uno schiavo degli americani, e gli americani perseguono i loro interessi imperialisti. La questione del gasdotto afghano è stata ridotta, durante la trasmissione di Santoro, ai bassi interessi di Bush, Cheney e Condoleezza Rice; il mullah Omar è stato esaltato come il difensore dei veri interessi del popolo afghano vessato, bombardato, aggredito dagli Usa per futili motivi, anzi per motivi di puro potere. Lui, Omar, voleva liberare l’Afghanistan dall’oppio, lui aspettava le prove giudiziarie della colpevolezza di Bin Laden nella storia delle Twin Towers prima di consegnarlo agli americani; lui ha quattro mogli che magari vanno troppo coperte, ma le nostre donne si presentano in mutande alla tv.
Sto citando, a memoria, un inverosimile intervento letto con tono raffinato da Marco Travaglio il quale ha tratteggiato, con una serie di illazioni ignoranti e leziose, il ritratto del sanguinario e fascista mullah Muhammed Omar, costruendo il suo contraltare in un non certo meno colpevole George Bush. Le responsabilità di Omar erano lette in chiave di reazione alla politica americana. Eppure credevo che a tutti fossero note le specificità del regime assassino del mullah Omar: chiudere le donne a casa e nel burka, lapidare a morte le accusate di adulterio, seppellire gli omosessuali sotto montagne di cocci per schiacciarli a morte, amputare le mani dei ladri, permettere che gli assassini venissero massacrati dai membri delle famiglie degli uccisi. Omar condannava a morte chiunque si convertisse a un’altra religione, distrusse i meravigliosi Buddha di Bamiyan, ridusse il Paese alla miseria totale e all’isolamento, e poi completò l’opera facendosi grande difensore di Bin Laden dopo le Twin Towers. Il mullah è stato il fiancheggiatore, il sodale, il principale organizzatore della protezione in Afghanistan di Osama Bin Laden, che a sua volta è il finanziatore principale dei talebani; i due pare si siano anche scambiati due figlie, divenute ciascuna una delle quattro mogli dell’uno o dell’altro. Il mullah, insomma, ha rovinosamente legato la storia dell’Afghanistan a quella dell’uomo che ha attaccato gli Stati Uniti e anche al traffico di armi e di terroristi con il Pakistan.
Quanto a Karzai, durante la trasmissione di Santoro è stato dipinto come un fantoccio schiavo degli Usa; è stata ignorata tutta la sua complessa storia di tentativi di trasformare il Paese in qualcosa di più e di meglio che non una sentina di terrore. Non lo si può accusare di cieca obbedienza agli Usa perché ha raccontato che dal governo Prodi, più che una richiesta, gli è arrivata un’impositiva dichiarazione di necessità politica, trasformatasi poi in un pasticcio.
Né deve essere dato per scontato, con tutto il rispetto per le cure mediche elargite da Emergency, che la sua propensione politica sia limpida. Non lo è, ed è probabilmente dovuto a questo se la scelta del governo italiano per liberare Mastrogiacomo è finita verso quella zona grigia, senza mettere in conto che nella zona grigia possono poi crearsi pasticci e tragedie.
Purtroppo, per il mullah Omar e i terroristi in genere non c’è nessuna condanna, in trasmissioni come quella di Santoro. Su questo non c’è mai determinazione, mai convinzione profonda nei nostri media; c’è sempre, invece, la percezione inconfessata che in fondo i terroristi, specie ora che hanno liberato il nostro, abbiano almeno in parte ragione. Per quanto potremo continuare a trasmettere ai nostri giovani questo messaggio? Quanti giornalisti, quanti operatori dei media e delle organizzazioni umanitarie, quanti soldati dovranno ancora essere aggrediti rapiti e uccisi? Quante auto, quanti mercati e strutture pubbliche dovranno saltare in aria perché ci si convinca che il terrorismo non conosce discrimine se non quello fra l’Occidente peccaminoso da conquistare e redimere e l’islam della purezza?
Fiamma Nirenstein