I musulmani difendono la Bibbia vietata

Tre cliniche di Leicester volevano bandire il testo sacro per non offendere altre religioni. Gli islamici: una follia. E gli ospedali fanno dietrofront: è solo per evitare infezioni

Erica Orsini

da Londra

La Bibbia potenzialmente pericolosa per anima e corpo. È questa la preoccupazione - fin troppo politically correct - che sembra affliggere in questi giorni tre ospedali di Leicester, in Gran Bretagna. Ieri alcuni tabloid inglesi hanno diffuso la notizia secondo cui gli ospedali universitari della Leicester NHS Trust, starebbero pensando di bandire il testo sacro dai loro reparti, dove solitamente si trova a disposizione dei pazienti, perché la sua presenza potrebbe risultare «offensiva» per chi non è cristiano. I giornali spiegavano inoltre che le autorità ospedaliere intendevano avviare una consultazione per capire se il libro poteva concorrere alla diffusione del supervirus della MRSA, l'infezione provocata da uno speciale tipo di staffilococco che negli ultimi anni ha invaso molte strutture del Paese.
La polemica intorno a simili ipotesi è divampata in un lampo. Gideos International, la società che distribuisce la Bibbia negli ospedali come negli alberghi, sulle navi da crociera come nelle carceri, ha definito la possibilità di una messa al bando del testo «oltraggiosa». «È un’assurdità» ha commentato furioso Iain Mair, direttore esecutivo della sede generale britannica della società, riferendosi all’ipotesi che il testo possa rivelarsi un fattore a rischio per la MRSA. «Hanno anche detto che la sua presenza può essere discriminante nei confronti delle persone che hanno fedi diverse: trovo tutto questo vergognoso, la correttezza politica sta andando fuori di testa. Posso mostrarvi decine di lettere giunte nel nostro ufficio in cui si esprime apprezzamento per il testo sacro - ha concluso il direttore - che spesso è fonte di conforto per pazienti sottoposti ad interventi molto seri». Perfino le comunità islamiche si sono dichiarate contrarie ad un provvediemtno così radicale. «Questo è un Paese cristiano e sarebbe veramente molto triste assistere alla fine di una tradizione» ha affermato Suleman Nagdi, della federazione musulmana di Leicester.
In prima istanza una nota stampa della fondazione ospedaliera aveva ammesso che l'argomento era in fase di discussione nell'ambito della commissione per l'eguaglianza e la diversità religiosa, nonché nel dipartimento per il controllo delle infezioni. Nel tardo pomeriggio di ieri però, dopo che la notizia era rimbalzata su tutte le reti televisive compresa quella americana della CNN, i vertici ospedalieri si sono visti costretti ad una vera e propria smentita. La portavoce Anne McGregor ha decisamente negato che gli istituti si stiano preparando ad eliminare dai reparti la Bibbia, limitandosi a spiegare che si sta discutendo «il metodo più sicuro di conservazione dei testi religiosi. La Bibbia potrebbe venir rimossa dagli armadietti dei pazienti - ha detto la signora - ma sarebbe disponibile da altra parte».