I nostri veri problemi? Sono traffico e parcheggi

Solitamente funziona così. Per undici mesi e ventinove giorni guardiamo i talk-show impegnati delle nostre televisioni e abbiamo la netta sensazione che gli italiani siano un popolo macerato da problemi enormi. Alcune volte, a giudicare dal dibattito politico, si potrebbe persino pensare che questi problemi siano le staminali, la fecondazione assistita, il testamento biologico, l’eutanasia (...)
(...) e i matrimoni gay, ma in questi casi basta scendere al bar o andare al mercato per capire subito come gli italiani di strada abbiano altro per la testa. Escluse le questioni etiche, per undici mesi e ventinove giorni verrebbe comunque da dire che gli italiani siano angosciati quanto meno da problemi seri come la crisi, il lavoro, i bilanci familiari, la sicurezza...
Un giorno, però, arriva l’indagine Istat. Improvvisamente, l’Italia è un’altra. Già su quanto sentiamo, subiamo, viviamo la crisi non si finirebbe più di discutere: l’Istat dice che migliora la percentuale di chi si sente tranquillo (più del 50 per cento), le associazioni dei consumatori replicano subito sarcasticamente chiedendo allo spettabile Istituto statistico «in quale remoto luogo abbia condotto questa indagine, viste le condizioni in cui versano le famiglie italiane».
Ma è quando l’indagine si addentra tra «I problemi maggiormente sentiti nel luogo in cui gli italiani vivono», che l’abisso tra il Paese irreale dei dibattiti tv e il Paese realmente reale delle città e delle contrade diventa sensazionale. Il primo dei nostri problemi? Dannazione, il traffico. Ritorna in chiave demoscopica la famosa scena di Johnny Stecchino, con il mafioso che confida preoccupato all’ingenuo Benigni proprio questa verità: «Il problema di Palermo? È il traffico».
Qui non siamo in un film comico. L’Istat spiega di aver condotto l’indagine su un campione di 19mila famiglie, per un totale di 48mila individui. Sui problemi più assillanti, le risposte sono queste. Ma non s’era detto e ridetto della criminalità? La classifica è chiara: la sicurezza occupa soltanto l’ottavo posto tra le nostre preoccupazioni (sentita dal 27 per cento). Sul podio, dominano altre angosce più pressanti: il traffico, appunto, quindi il parcheggio e l’inquinamento dell’aria. Quarto posto per il rumore.
Se posso dire, traendo una conclusione generale, le vere angosce sono scatenate proprio da uno dei miti indiscussi della nostra esistenza: l’auto. Si potesse improvvisamente abolire questa nostra appendice meccanica, il primo dei problemi sarebbe l’acqua del rubinetto: fidarsi a berla?
Il giochino del come siamo può proseguire a lungo, in un festival pirotecnico di percentuali curiose e imprevedibili. Conviene però fare uno stop e chiederci piuttosto la cosa più importante: ma chi siamo, davvero, noi italiani? Eravamo rimasti all’idea degli italiani ossessionati dalle bande che entrano in casa, tutti pronti a barricarsi nelle loro villette a schiera murando inferriate modello fortezza dello Spielberg. Invece il vero incubo è il traffico. E a seguire il parcheggio.
Torna la domanda: ma chi siamo, davvero, noi italiani? Siamo quelli perennemente con la lametta al polso, secondo le rilevazioni televisive dei Santoro, o quelli perennemente all’happy-hour, secondo le rilevazioni patinate dei mensili wow? Siamo gli uomini e le donne che spendono cifre sempre più rilevanti per la bellezza e il benessere, ricostruendo unghie, stirando capelli, liftando glutei, come quotidianamente ci mostrano i «Costume&Società» dei tg, oppure siamo i pensionati e le pensionate che ravanano tra gli scarti di bietole e cicorie dopo la chiusura degli ortomercati? Siamo i cassintegrati con 800 euro al mese e tre figli a scuola o siamo i figli di papà sulla barca ormeggiata a Portofino, in un tripudio di poppe esposte a poppa?
Mettiamoci il cuore in pace: anche quest’ultimo studio dell’Istat va preso quanto meno con qualche avvertenza. Vietato tirare conclusioni cosmiche. Inutile ricordare la famosa legge suprema della statistica: due affamati e un pollo significa mezzo pollo a testa, ma anche un pollo intero all’uno e l’altro che muore di fame.
Tutte le ricerche vanno lette come segnali, non come verità assolute. Nella realtà del Paese reale, la situazione è molto chiara. Cioè complessa e indefinibile. Siamo tanti, tantissimi, sessanta milioni e passa: c’è posto veramente per tutto. C’è chi vive sopra le righe, chi vive sotto le righe, chi non riesce proprio a vivere. Ci sono tanti ragazzi che non vogliono trovarsi un lavoro, ma anche tanti ragazzi che non lo trovano davvero. Tantissimi di noi sono effettivamente ossessionati dal parcheggio, perché non hanno altri assilli. Ma ci sono italiani precari che non dormono la notte per la rata del mutuo in scadenza. A questi dobbiamo rispetto: non possiamo pensare che siano loro a considerare un posteggio il massimo delle grane...
Detto questo, vediamo però di non sottovalutare del tutto la ricerca dell’Istat. L’Italia magari non è questo beato luogo di problemi fasulli, come sembrerebbe da certe risposte. Ma qualcosa mi dice che in tre quarti del pianeta Terra, a domanda precisa sui «Probemi maggiormente sentiti nel luogo in cui vivi», nessun intervistato, nemmeno uno, si sognerebbe comunque di rispondere «il traffico».