I Pacs non hanno colore

Al netto delle consuete polemiche e strumentalizzazioni politiche, la manifestazione di sabato a Roma, per la regolamentazione delle unioni civili, ha fatto registrare due importanti novità nella storia del movimento omosessuale italiano: non è stata un pride, non è stata unilaterale. Cominciamo dalla prima. A parte pochissimi ragazzoni vestiti da sposa, peraltro esplicitamente non graditi dalla folla, toni e modi della protesta-proposta di piazza Farnese sono stati per la prima volta quelli di un progetto politico-culturale e non di una festosa sfilata provocatoria. Insomma, niente carri danzanti di locali specializzati, ma cartelli, striscioni e bandiere. Niente ritornelli di Raffaella Carrà, ma slogan, applausi e qualche fischio. Di protesta perché siamo l'unico Paese del mondo libero democratico e occidentale a non prevedere alcuna forma di riconoscimento e regolamentazione delle coppie di fatto etero e omosessuali. Di proposta, perché giace in Parlamento più di una proposta di legge che garantirebbe alle coppie che non si possono sposare elementari diritti-doveri di reciproca assistenza economica e sanitaria.
E poi la seconda novità. Non è stata una manifestazione di parte. L'Arcigay, che l'ha voluta, ha chiamato sul palco anche le associazioni cristiane e del centrodestra. I partiti intervenuti comprendevano anche i radicali della Cdl e non sono mancate le adesioni inviate da Alfredo Biondi di Fi e dai repubblicani. Così come notevole è stata la delusione manifestata dalle delegazioni del centrosinistra per l'«amarezza» espressa da Prodi e l'assenza della Margherita. Insomma, come da più parti si auspicava da tempo, è tornata la trasversalità dell'impegno a favore delle libertà e dei diritti civili, che in passato ha caratterizzato le vittorie popolari a sostegno di aborto e divorzio; e si è cementata l'autonomia del movimento omosessuale, non più pronto come un tempo a garantire sempre e comunque i suoi non pochi voti (almeno un milione e mezzo calcolando per difetto) ai partiti e agli schieramenti di sinistra. Le coppie gay, lesbiche ed eterosessuali, che hanno chiesto di potere regolarizzare la loro posizione come altrove nel mondo civile, hanno infatti posto a tutta la società italiana un problema di dignità umana prima ancora che di rivendicazione politica.