Per i parolai della politica la banalità è «condivisa»

Non so se quella che mi accingo a esprimere sarà un’opinione condivisa. In ogni caso devo condividerla per scopi terapeutici almeno con i lettori. Non ne posso più dell’aggettivo condiviso. Mi rivolgo ai pappagalli irreggimentati, ai luogocomunisti impuniti: basta, smettetela di condividere. Fate venire la nausea. Fra l’altro, se c’è una cosa più sicura della morte, è che siete divisi su tutto. Quindi che senso ha questo vostro stolido, asfissiante richiamo alle scelte condivise? E ora non cercate di rifugiarvi nella coesione. Lo sappiamo bene che volete farci credere d’essere anche coesi, altro aggettivo di gran moda. L’avete scritto persino nell’Albero del programma sul sito ufficiale di Palazzo Chigi. Coesione sociale, s’intitola una delle fronde. Ma dài! Vabbè che il 2007 s’era aperto con un appello alla coesione lanciato nientemeno che dal capo dello Stato, però adesso dovete finirla di spacciare banalità. Pensate a qualcosa di nuovo, perdinci.
Aveva cominciato l’Unione nel suo programma di governo Per il bene dell’Italia: ben 28 condivisioni. Conoscenze condivise, azioni condivise, sovranità condivisa, valori condivisi, strategie condivise. E poi crisi, sviluppo, soluzioni, consenso, progetti, manifestazioni, etica, dispositivi, parametri, criteri. Tutti condivisi.
Sarà che aprile è sotto la protezione di Nanni Moretti, ma questo mese è stato un delirio. I sindacati? Cercano «soluzioni condivise» con l’Esselunga. Il nuovo consiglio d’amministrazione di Telecom? «Lista non condivisa», insorge Mediobanca. La Repubblica sciopera? Il Cdr cerca d’incanalare i contrasti con l’editore «dentro uno schema condiviso». Rai Educational? Trasmette Il nodo di sangue «con l’obiettivo di giungere finalmente a una memoria condivisa». S’aggrava la siccità? La Protezione civile fa sapere che «l’obiettivo è quello di trovare una strategia condivisa». Il primo proposito espresso da Giancarlo Abete appena eletto alla guida della Federcalcio? «Arrivare a una soluzione condivisa» sul ruolo del suo vicario.
Devo continuare? Ivana Bartoletti (Ds) vuole «anteporre sempre un’etica condivisa» con gli immigrati. Marina Sereni (Ulivo) crede che il Partito democratico abbia «tempo per discutere e lavorare a una soluzione condivisa». Vannino Chiti (Ds) apprezza il passaggio della relazione congressuale in cui il segretario Fassino ha parlato di una legge elettorale «nuova e condivisa». Sandro Curzi, consigliere della Rai, sostiene che il direttore generale Cappon deve andare oltre la «ricerca di una condivisa via d’uscita». Antonio Gentile (Fi) si rammarica perché il 25 aprile «non diventa quello che dovrebbe essere: una grande memoria condivisa». L’ex ministro Tina Anselmi concorda sul fatto che «da noi manca una memoria condivisa su quanto avvenne nel biennio 1943-1945». Stefania Prestigiacomo (Fi) ritiene che «difficilmente il Parlamento potrà approvare una riforma elettorale condivisa». Roberto Calderoli (Lega) desume che sia possibile «giungere all’adozione di una legge condivisa dalla stragrande maggioranza del Parlamento». Il ministro Giovanna Melandri si scandalizza perché «non esiste una legge condivisa» sul conflitto d’interessi di Berlusconi. Maurizio Gasparri (An) dopo la vittoria di Sarkozy invita il centrodestra italiano a «privilegiare scelte che vanno in una direzione condivisa». Padre Federico Lombardi, portavoce del Papa, rimarca come la cultura e la fede di Benedetto XVI siano diventate «ricchezza condivisa». Angelo Piazza (Sdi) fa suo l’appello del presidente della Repubblica che «ha chiesto una soluzione condivisa per la nuova legge elettorale».
L’eurodeputato Vittorio Agnoletto (Rifondazione comunista) auspica che dalle elezioni in Nigeria «esca rafforzata la ricerca di una soluzione condivisa» sul petrolio. Elio Vito (Fi) vorrebbe che «si arrivasse a una soluzione condivisa» sui sequestri di italiani in zone di guerra. Antonio Martusciello (Fi) sottolinea «le aperture di credito all’attuale maggioranza affinché elabori una proposta condivisa» sulla legge elettorale. Il ministro Paolo De Castro spera nell’approvazione del disegno di legge sul biologico «vista la materia condivisa». Vasco Errani (Ds) invoca dalle Regioni «una politica condivisa per fare un salto» (si ignora se mortale, nel buio, di qualità, della quaglia o con l’asta). Pino Pisicchio (Italia dei valori) ricorda che «i principi bisogna tradurli in una proposta condivisa». Roberto Manzione (Margherita) assegna al Pd il compito di «trasformare il malessere diffuso in una speranza condivisa». Altero Matteoli (An) avverte che «per evitare il referendum è necessario arrivare a una legge largamente condivisa». Massimo Brutti (Ds) osserva che il codice di autoregolamentazione della Commissione antimafia è stato «una scelta condivisa». Renzo Lusetti (Margherita) non si nasconde che per la stabilità del Paese occorre «una riforma seria e condivisa». Enrico Boselli (Sdi) è ultimativo: «La legge elettorale deve essere ampiamente condivisa». Gianni Alemanno (An) si spinge oltre: «Mi auguro che sia una riforma elettorale condivisa». Alfonso Urso (An) non ha dubbi: quella della Cdl in materia è una «proposta largamente condivisa». Infine una nota della Margherita esorta a realizzare «un’intesa efficace e il più possibile condivisa». È risaputo infatti che esistono anche le intese inefficaci e il meno possibile condivise, in genere chiamate disaccordi.
Nel pantheon dei riciclatori di stereotipi ad altissimo tasso di ripetitività e a bassissimo tasso di significato non poteva mancare Romano Prodi. Ed ecco il premier che commemora il suo maestro Beniamino Andreatta, il quale si batté per una legislazione antimonopolistica «proprio mentre un’indagine parlamentare di quei tempi giungeva all’opposta, ma ampiamente condivisa conclusione».
Tutto questo nell’arco di soli 27 giorni. Molti ripetitori si ripetono nello stesso mese per non essere prestamente dimenticati. Ivana Bartoletti rivuole «costruire etica condivisa» con gli islamici. Roberto Calderoli propone «due mesi di non belligeranza per arrivare a una legge elettorale condivisa». Martusciello rileva su Telecom «la totale assenza di una politica condivisa». Il ministro Melandri sogna «una proposta di legge condivisa» sulla legge elettorale. La stessa Melandri è peraltro dell’avviso che si debba «dare una risposta condivisa» al calcio violento.
A giudicare da come sta andando la primavera, c’è da giurare che il Disco rotto per l’estate spetterà di diritto a Pino Sgobio, capogruppo dei Comunisti italiani alla Camera. Sentite qua che roba. 3 aprile: «Sulla legge elettorale l’auspicio è che l’Unione giunga a una posizione unitaria e condivisa». 5 aprile: «La speranza è che l’Unione giunga a una posizione unitaria e condivisa». 10 aprile: «Sulla riforma elettorale l’Unione trovi una quadra unitaria e condivisa». 12 aprile: «Sulla riforma elettorale l’Unione trovi una quadra unitaria e condivisa». 19 aprile: «Invitiamo l’Unione a trovare in fretta una quadra unitaria e condivisa». Ma va’ là, testa quadra.
Ammetto tuttavia d’aver rintracciato dei sottili distinguo in queste dichiarazioni: quella del 12 aprile è stata registrata dalle agenzie alle 12.32, mentre quella del 19 aprile è stata tempestivamente anticipata di due minuti, alle 12.30. È probabile che l’onorevole Sgobio non vedesse l’ora di recarsi alla buvette di Montecitorio per il pranzo condiviso con i parolai della sua risma.
Stefano Lorenzetto
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