I penalisti ai pm: "Inusitato dispiegamento di mezzi"

Dopo le perquisizioni al <em>Giornale</em> e a casa della cronista Greco i penalisti accusano apertamente la magistratura: &quot;Mentre si leggono
sui giornali gli atti dei propri processi di cui
per legge è vietata la pubblicazione, se viene interessato
un magistrato le procuse scattano prontamente&quot;

Roma - "Mentre tante procure leggono sonnacchiose sui quotidiani gli atti dei propri processi di cui per legge è vietata la pubblicazione, quando viene interessato un magistrato scattano prontamente i sigilli alle stanze di un organo costituzionale e si perquisiscono con altrettanta solerzia quelle di un giornale, anch’esso avamposto del diritto di manifestazione e diffusione del pensiero, difeso dalla Costituzione". L’Unione delle camere penali interviene duramente sulle perquisizioni di ieri alla sede romana del Giornale e nella casa della nostra cronista Anna Maria Greco. Così, mentre la procura di Roma serra i ranghi e difende l'operato dei carabinieri, i penalististigmatizzano l’inchiesta che vede indagato il consigliere del Csm Matteo Brigandì con l’accusa di aver passato al Giornale atti interni del Csm su un procedimento disciplinare a carico del pm Ilda Boccassini di quasi trent'anni fa.

I penalisti contro la magistratura I penalisti mettono subito in chiaro: qui è in gioco la libertà di stampa. L'Ucpi alza un muro dopo l'apertura dell'inchiesta sull'articolo della Greco sugli amor di gioventù della Boccassini. "Si possono esprimere ampie riserve, non solo estetiche, in merito allo scoop, strumentale e bacchettone, del Giornale sulla dottoressa Ilda Boccassini, che segna l’ennesimo episodio di imbarbarimento dello scontro in atto - ammette l'Unione dei penalisti - così come si possono anche avanzare fondati interrogativi sulla necessità di custodire come il terzo segreto di Fatima gli atti dei procedimenti disciplinari dei magistrati risalenti a trenta anni fa, ma non ci si può esimere - rimarcano i penalisti - dal registrare anche l’inusitato spiegamento di mezzi processuali con cui, ancora una volta, la magistratura reagisce quando viene coinvolto un collega".

Due pesi e due misure La contestazione dei penalisti è chiara, anzi chiarissima: "Quando viene interessato un magistrato scattano prontamente i sigilli alle stanze di un organo costituzionale e si perquisiscono con altrettanta solerzia quelle di un giornale, anch’esso avamposto del diritto di manifestazione e diffusione del pensiero, difeso dalla Costituzione". Ecco, "se ce ne fosse stato ancora bisogno, abbiamo avuto la riprova - è la conclusione dell'Ucpi - di quanto sia discrezionale non solo l’esercizio dell’azione penale ma anche le sue stesse modalità, con buona pace del principio di eguaglianza che tutti invocano".