I pm non credono al reo confesso e ai testimoni E un innocente rimane in carcere per 11 mesi

Una storia paradossale quella di Manolo Zioni, accusato di aver commesso tre rapine in un supermercato in zona Policlino Gemelli. Nonostante tre testimoni lo scagionassero e il vero rapinatore fosse reo confesso, i pm hanno tenuto il giovane innocente in carcere per 11 mesi. Alla fine un tatuaggio lo ha scagionato

Roma - Undici mesi in carcere. Da innocente. Una storia dai contorni kafkiani quella di Manolo Zioni, di 23 anni. Il giovane ha trascorso quasi un anno dentro una cella perché era accusato di tre rapine nello stesso supermercato in zona Policlinico Gemelli. Peccato però che il vero rapinatore avesse già confessato di essere stato lui a commetterle e che tre testimoni lo avessero già scagionato. Tutto questo non è bastato ai pm di Roma, che solo dopo una perizia su un tatuaggio (presente nel ladro vero), si sono arresi all'evidenza e hanno deciso la scarcerazione.

Il tatuaggio scagiona Zioni Dopo due mesi dall'arresto, racconta Il Messaggero, la polizia ferma un altro giovane, con la stessa maglietta di Zioni, immortalata dalle telecamere. L'uomo confessa di essere stato lui l'autore delle rapine. Zioni esce dal carcere? Macché. I magistrati credono che tra i due vi possa essere un accordo, uno scambio di favori. E Zioni rimane dentro. Nei mesi di detenzione si fanno vivi anche tre testimoni che giurano che non è lui il rapinatore. Ma nulla. Poi la svolta grazie a un tatuaggio. Sul corpo del vero ladro è tatuato, infatti, una specie di diamante. Anche Zioni ha un segno sul collo ma la perizia chiesta dagli avvocati ha chiarito che non si trattava di un tattoo ma solo di una macchia sulla pelle. E così alla fine i pm si sono dovuti arrendere all'evidenza. Ma gli undici mesi di galera Zioni non li dimenticherà mai.