I primi monitoraggi ad Arosio

Nei giorni scorsi, si è svolta in Arosio, presso l’Osservatorio ornitologico della Fondazione europea Il Nibbio/Fein, la prima sessione mai svolta in Italia di prelievo di campioni organici direttamente da passeriformi catturati per inanellamento a scopo scientifico, allo scopo di accertare l’eventuale presenza del virus dell’influenza aviaria. Se ne sono occupati Carla Cerrato e Piero Caroggio, due ricercatori del Cermas (Centro di referenza nazionale per malattie degli animali selvatici), Istituto zooprofilattico sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, coordinati dal direttore Riccardo Orusa.
Il monitoraggio tramite campionamento degli uccelli selvatici, soprattutto migratori, è stato disposto dal ministero della Salute come una delle misure di sorveglianza sul problema dell’aviaria, il cui virus sottotipo H5N1 è diventato uno dei temi di discussione più frequenti delle ultime settimane in maniera spesso allarmistica e senza robuste prove scientifiche, come i veterinari presenti ad Arosio hanno ribadito. Questo naturalmente non esonera dallo svolgere attività di prevenzione, benché gli standard igienico-sanitari degli allevamenti italiani e dei Paesi Ue siano talmente elevati da rendere altamente improbabile l’approdo e la diffusione del virus, soprattutto dai polli all’uomo.
All’Osservatorio di Arosio sono stati effettuati dei tamponi cloacali prevalentemente su tordi bottacci e merli. Benché i passeriformi non siano annoverati tra le specie a rischio, in quanto sono gli uccelli acquatici quelli maggiormente esposti alla possibilità di contrarre il virus attraverso il veicolo costituito dall’acqua, un monitoraggio è comunque opportuno, anche per combattere la disinformazione o l’errata informazione. A oggi, non c’è nessuna evidenza di trasmissione dell’influenza aviaria né da uccelli selvatici all’uomo, né attraverso il consumo di carni avicole e uova, né tanto meno da uomo a uomo. Peraltro verranno effettuati controlli a campione anche sull’avifauna acquatica presente sul Lario, anseriformi e laridi, che si caratterizza per popolazioni numerose.
I risultati delle analisi saranno noti tra una decina di giorni e consentiranno ai ricercatori di raccogliere utili indicazioni per una sempre maggiore preparazione nell’eventualità di una battaglia contro l’influenza aviaria. In tal modo, il Centro studi arosiano è diventato uno degli avamposti nazionali per la ricerca sulle malattie dell’avifauna selvatica.