I professori vogliono fare carriera e bocciano il sindacato

Una ricerca commissionata dall'Associazione Nazionale Presidi mette in luce il desiderio di cambiamento dei docenti italiani che rivendicano aumenti di stipendio legati al merito e si dicono delusi dalla loro rappresentanza.

Roma. Vogliono che la loro carriera sia legata al merito ed all'impegno e hanno sempre meno fiducia nel sindacato. Sono questi i risultati di un'indagine sul mondo della scuola condotta dall'Associazione nazionale presidi (Anp). La ricerca, curata da Nomisma, ha coinvolto 5.101 docenti della scuola pubblica italiana di ogni ordine e grado e ha interessato 850 istituti scolastici selezionati con l'obbiettivo di capire meglio che cosa pensano i docenti italiani della scuola, del proprio lavoro, e di chi li rappresenta. Giorgio Rembado, presidente dell'Anp, osserva come l'indagine metta in luce aspetti meno noti. «C'è uno stereotipo del professore sempre meno positivo negli anni, come dimostra anche la cronaca. -spiega Rembado-Questa indagine ha però messo in evidenza come i docenti siano in realtà diversi da come li si dipinge e come da parte loro ci sia una dichiarata disponibilità al cambiamento». Dunque i professori dicono sì alla carriera e al merito e si dichiarano insoddisfatti dell'azione sindacale. Il 66 per cento degli insegnanti si dice favorevole all'introduzione di una valutazione della carriera basata sul merito e il 57 è convinto della necessità di una differenziazione retributiva. Per la prima volta sullo stato del nostro sistema di istruzione, sembra emergere con chiarezza il livello di consapevolezza dei docenti sulla necessità di avviare un'importante stagione di riforme. Secondo l'indagine, sono tre gli interventi ritenuti più urgenti dai docenti per il nostro sistema scolastico: la riorganizzazione degli ordinamenti (30 per cento), piena attuazione dell'autonomia scolastica (25) e valutazione nazionale delle scuole (20). I tre provvedimenti rappresentano per i docenti anche una risposta al superamento delle disparità territoriali e all'abbattimento degli insuccessi, offrendo la massima disponibilità a mettersi in gioco, non solo innovando strumenti e metodologie didattiche ma anche guardando con interesse all'esperienza degli altri paesi. Circa il 40 per cento dei docenti individua nel confronto con i modelli di scuola internazionale una risorsa per la futura evoluzione della scuola italiana. I professori poi sono delusi dalla loro rappresentanza. Il 49 per cento ritiene che i sindacati della scuola abbiano una posizione debole nel promuovere con efficacia le innovazioni professionali. Il 55,4 ritiene che rispetto alle battaglie degli ultimi anni i sindacati della scuola non abbiano ottenuto risultati significativi e l'86,5 dei docenti ritiene sia necessario un nuovo modello di rappresentanza. Ad un possibile nuovo organismo di rappresentanza i professori italiani chiedono servizi di formazione professionale (54) e informazione (48,8). Molto sentito il problema del ruolo. La metà degli interpellati chiede il recupero di un ruolo sociale di primo piano, che sia strettamente legato alla valorizzazione della professione e che ovviamente non può prescindere da un maggiore riconoscimento economico. Quasi la metà dei docenti infatti vede nell'aumento di stipendio la maggiore aspettativa per il futuro. Anche lo snellimento della burocrazia è per il 58,4 per cento degli intervistati una speranza per il futuro.