I racconti dei bimbi: "Così si spogliava la bidella coi tatuaggi"

Nell’ordinanza di arresto, i racconti circostanziati degli alunni della
materna di Rignano Flaminio. Il gip: "Non si può dubitare della loro
credibilità". Nei capelli di due bimbe tracce di uno
psicofarmaco
usato da una delle maestre arrestate. Che però nega di averlo mai
assunto. La psicologa: "Sei piccoli presentano una sindrome post traumatica da abuso e molestia sessuale"

Roma - «La bidella, “quella con i tatuaggi”, nello sgabuzzino si tirava sopra la maglietta e i bambini potevano toccarla», racconta ai genitori una bambina di 4 anni dell’asilo di Rignano Flaminio. Un bambino di cinque anni a cui la mamma, mentre spiana le fettuccine, chiede com’è fatta la «patatina», «prende tranquillamente della pasta, fa una ciambellina», e aggiunge i dettagli anatomici dei genitali femminili. Altre bimbe riferiscono di «rossetti gialli» o di «una cosa meravigliosa come la luce», strumenti con cui le maestre giocavano con le loro parti intime.
L’inchiesta della procura di Tivoli sui presunti abusi su bambini avvenuti a Rignano Flaminio, sfociata nell’arresto di sei persone tra le quali tre maestre e una bidella dell’asilo «Olga Rovere», nasce e si sviluppa proprio da racconti come questi. Presunte violenze denunciate a luglio scorso dai genitori dei sei bambini che le avrebbero subite. Testimonianze indirette ma coerenti, riscontrate dalla relazione della psicologa. Così il gip Elvira Tamburelli ha deciso di accogliere la richiesta di arresto del pm.
I GENITORI
A dar vita, e corpo, alla vicenda sono le denunce del primo gruppo di genitori. La loro testimonianza è ritenuta «affidabile» dal gip. «Della credibilità di tali dichiarazioni non vi è motivo di dubitare - scrive la Tamburelli nell’ordinanza - ché dalla loro lettura traspare evidente l’incredulità e la costernazione (...) nondimeno è assai apprezzabile lo sforzo che essi fanno (...) di rispettare il più possibile le modalità logiche ed espressive di bambini così piccoli che rende il “narrato” ancora più efficace nella sua forza dimostrativa». Per il gip anche il confronto tra i genitori non è il tentativo di «coordinare» le versioni né un elemento tale da inficiare «in alcun modo l’affidabilità di tali denunce» perché «proprio la gravità dei fatti (...) ben fa comprendere la necessità dell’approfondimento e verifica». Le testimonianze indirette dei genitori sono dunque valide secondo il giudice, che spiega come «hanno grave forza indiziante ai fini dell’adozione di misure cautelari, pur non essendovi la diretta conferma dei minori». A questo proposito il giudice sottolinea che «la piccolissima età» dei bambini e le loro «condizioni di forte disagio e stress emotivo (...) non hanno reso possibile allo stesso specialista (la psicologa, ndr) di poter procedere a forme di registrazione o videoriprese dei colloqui, ai cui tentativi i minori hanno opposto un deciso e netto rifiuto». Ci sono poi nove bambini i cui genitori hanno sporto denuncia in un secondo momento, e «per essi il pm ha inteso attendere l’esito dell’indagine psicologica già avviata», ma il contenuto delle denunce dei familiari trova comunque spazio nell’ordinanza perché «nondimeno si tratta di testimonianze di uno stesso terribile vissuto». Tra le storie, anche quella di una bambina «che ha frequentato la scuola materna nel 2001-2002 ed era nella classe della maestra Patrizia Del Meglio e Magalotti». Secondo gli appunti dei genitori, avrebbe cominciato a parlare dei «giochi» tre anni fa.
I FILMATI
Se la relazione del consulente tecnico sui primi sei bimbi conclude che «non è praticabile l’esame diretto dei minori», contribuisce all’indagine dei magistrati di Tivoli «la visione del materiale audio-video prodotto dai genitori di alcuni di essi». Si tratta di tre filmati e una registrazione. In uno dei video, scrive il gip, un bimbo si stende su una bambina e «si muove simulando chiaramente l’atto sessuale», cosa che, in un’altra ripresa, fa anche la stessa bimba da sola ignara di essere filmata. Di un’altra bambina i genitori hanno fornito un video e una conversazione registrata. «In entrambi - scrive il gip - chiare ed esplicite sono le dichiarazioni della bambina circa i momenti salienti degli episodi già narrati ed esposti dai genitori in denuncia, rese in maniera assolutamente spontanea come è di immediata percezione dalla diretta visione della bambina e delle pose che essa assume volta a volta per spiegare i giochi erotici». Qui vengono citate per nome alcune delle persone che lavorano nell’asilo: «La maestra Marisa» che le porta a casa sua «in “un posto lontano(...)” e dove ad attenderli ci sono Patrizia e la bidella Cristina», scrive Tamburelli, che riporta anche un altro dettaglio rilevante nelle indagini: «Parla (la bambina, ndr) delle foto, e con una macchina fotografica giocattolo simula l’azione». Le confessioni in video finiscono nell’ordinanza come prove documentali perché, scrive il gip, «non c’è finzione né suggestione ravvisabile dall’attività di ascolto e visione di questi bambini e del terribile vissuto che essi propongono attraverso tali documenti che per modalità, tempi e luoghi delle registrazioni e delle riprese non pongono dubbi circa l’attendibilità di quanto dai genitori con esse documentato e la forte valenza indiziaria che ne discende».
INDAGINE E RISCONTRI
Un elemento di peso nell’ordinanza, il più forte riscontro a quanto denunciato dai genitori e indirettamente dai bambini, è la consulenza tecnica affidata alla psicologa Marcella Battisti Fraschetti. È lei il «Ct» che «ha espressamente escluso ipotesi di mitomania o altro nei genitori, dopo averli sentiti e osservati», annota il gip. Che ricorda poi come «forme di mitomania o fantasticheria» sono state escluse dalla Fraschetti «anche in riferimento ai minori» che, peraltro, «sono troppo piccoli e non hanno la malizia per organizzare una versione comune». E tutti i sei piccoli «accuratamente esaminati» dalla psicologa presentano, scrive la Tamburelli, «una sindrome post traumatica da abuso e molestia sessuale non influenzata dalla situazione relazionale, familiare e sociale». Secondo la consulente del pm, peraltro, «non esistono elementi nel vissuto emotivo dei minori che possano indicare l’aver subito violenze o abusi o maltrattamenti o altre patologie relazionali prima dell’inserimenti nella scuola materna di Rignano Flaminio». «Sottolinea il consulente - si legge nell’ordinanza - la precisione degli accadimenti narrati da ogni minore oggetto dell’esame e riportati in consulenza, sostanzialmente ripetitivi del contenuto delle denunce dei genitori sopra illustrate», e inoltre, «i riferimenti nei racconti a figure, cose, luoghi, strumenti, circostanze, descrizione fisica delle persone “adulte” sino alla scenografia di situazioni tendenti a mascherare la situazione di abuso, sono puntuali, precisi e coerenti da parte dei bambini esaminati, oltre che concordanti tra loro». E nel corso dell’incontro con alcuni dei bimbi, la consulente annota che i piccoli «mimano l’amplesso sessuale» (in almeno tre casi), descrivono alcuni dei «giochi», menzionano oggetti usati per i presunti abusi e i nomi di alcuni degli adulti identificati tra gli indagati. Insomma, per il gip «quanto sin qui esposto e gli esiti del lavoro approfondito svolto dal consulente esperto non lasciano spazio a dubbi sulla credibilità dei minori e del loro “narrato”», indicando episodi, «particolari fisici degli adulti coinvolti», «gli ambienti», «il tipo di punizioni e maltrattamenti», sia pure «con le oggettive difficoltà espressive tipiche di bambini così piccoli».
Quanto ai riscontri medici, il gip annota le patologie emerse dalle visite a cui le presunte vittime sono state sottoposte. Solo una bimba ha una ferita ai genitali, ma il medico non è certo dell’origine traumatica. In qualche altro caso arrossamenti («alone di iperemia») o infezioni uro-genitali poco comuni nell’infanzia come l’«anite rossa» vengono riscontrati sui bambini che, scrive il gip, «avevano lamentato nel tempo, prevalentemente durante l’anno scolastico 04-05, infezioni più o meno gravi agli organi genitali e all’ano». E «secondo i genitori», annota il giudice, «tali malattie scomparivano nei periodi di assenza dalla scuola». C’è poi l’esame tossicologico sui capelli, che ha dato esito positivo alle benzodiazepine per due bambine, e che proverebbe che le vittime venivano narcotizzate. «I pediatri che avevano in cura le bimbe hanno escluso la prescrizione di tali farmaci né è risultato che ne facciano uso i genitori, sicché deve convenirsi col pm - scrive il gip - che non vi è alcuna lecita giustificazione circa la presenza di benzodiazepine nei loro capelli se non l’illecita somministrazione come riferita da tutti i minori (...) e, si badi, tali farmaci è risultata assumere l’indagata Del Meglio Patrizia», che però «ha negato la circostanza in sede di interrogatorio».
GLI ALTRI
Il gip, nell’ordinanza di arresto, esplicita che oltre ai sei ci sono «altre persone su cui proseguono gli accertamenti investigativi». L’inchiesta sulla pedofilia a Rignano, dunque, nonostante le polemiche è destinata ad allargarsi.