I santi che educavano in spiaggia

L'iniziativa di un intraprendente viceparroco, nella parrocchia dei Santi Nazario e Celso di Arenzano e la recente ricorrenza della festività dei due martiri celebrata il 28 luglio, ci consente di parlare brevemente del culto di questi due santi nella nostra terra che risale ai primi decenni del Cristianesimo e che larga diffusione ebbe nel passato. Don Roberto Fiscer, ricordando che la fede cristiana è nata sulla spiaggia, dove Gesù chiamò i suoi primi discepoli, e che, a Genova, fu una spiaggia il luogo dove i primi evangelizzatori, appunto Nazario e Celso, sbarcarono, ha pensato di coniugare la spiaggia, il mare estivo, Gesù e i ragazzi di Arenzano, organizzando «R-Estate con l'amico Gesù». Si tratta in pratica di un centro estivo della Parrocchia, dove i ragazzi si incontrano, giocano, trovando anche il tempo di un momento di riflessione e preghiera comunitaria. Sono quasi un centinaio i bambini e ragazzi, dai 5 ai 14 anni che giornalmente si ritrovano con don Roberto, che, coadiuvato anche da qualche genitore e nonno, riesce ad intrattenerli in sano divertimento. L'innovativa trovata di don Roberto, ci rimanda alla prima evangelizzazione della città di Genova, che avvenne proprio sulle sue spiagge ad opera di Nazario e Celso. Secondo una tradizione, suffragata peraltro da testimonianze di storici, a cominciare da Jacopo da Varagine, per sfuggire alle persecuzioni di Nerone, i due, Nazario già uomo adulto e Celso, un ragazzo, sbarcarono sulla spiaggia di Albaro, da dove iniziarono la predicazione del Cristianesimo, diffondendolo nella città. Proseguendo nel loro cammino giunsero a Milano, città nella quale sarebbero poi stati martirizzati.
Sulla spiaggia dove sbarcarono, località che aveva mantenuto nei secoli il nome «ad Sanctos Peregrinos» sorse in epoca successiva una chiesa, documentata dal 1346, chiesa che più volte fu distrutta e riedificata stante la sua posizione a ridosso degli scogli. Ancora qualche anziano genovese ricorda questa chiesa, addossata alla cosiddetta Torre dell'Amore usata come campanile, che fu inesorabilmente distrutta negli anni Venti del secolo scorso con la costruzione di Corso Italia. Ce ne testimoniano ancora l'esistenza qualche fotografia e l'ottocentesco acquerello di Domenico Cambiaso, mentre il nome è rimasto nella toponomastica cittadina, con una stradina che, pur asfaltata, conserva ancora l'antico fascino delle «Creuze d'Arbâ». Ma il passaggio dei due evangelizzatori nel Genovesato è testimoniata da molte altre chiese in città e nel circondario. Una sorgeva non distante dall'attuale abbazia di Santo Stefano, un'altra la troviamo ancora in riva al mare, sottostante l'attuale chiesa delle Grazie in piazza Cavour e databile all'XI secolo. A Ponente, l'attuale parrocchia di Multedo dedicata ai Santi Nazario e Celso prende il nome da un oratorio esistente già prima del Mille, e la tradizione vuole che anche qui si fermassero i due Santi nella loro opera di evangelizzazione; come pure nella già citata Arenzano l'intitolazione della parrocchia testimonia l'antico culto. Nell'immediato Levante genovese già dal 1184 è documentata l'esistenza dell'oratorio dei Santi Nazario e Celso in vico del Pesce a Sturla, ancora esistente e recentemente restaurato. E, a testimonianza della sensibilità che ebbe la Repubblica di Genova, nei confronti della religiosità dei suoi cittadini, troviamo ancor oggi a Palazzo Ducale, sotto la loro effigie una lapide con la scritta in latino: «Molto dobbiamo a chi ha edificato Genova, ma ancor più ai Palmiferis che ci hanno insegnato la fede» dove il termine Palmiferis, portatori di palma, simbolo del martirio, sta a indicare i due martiri Nazario e Celso.