I segreti dell’Archivio dimenticato

È una storia lunga sei secoli, ma seppellita nella memoria della città che non ha ancora dato il giusto risalto a questo patrimonio della propria cultura. Parliamo dell’archivio dell’ospedale di Pammatone, nosocomio fondato nel 1423 da Bartolomeo Bosco per dotare la città di un vero grande ospedale e sulle cui rovine sorge il Palazzo di Giustizia di Genova. Oggi i documenti e le cartelle cliniche dell’epoca - una fonte inesauribile di notizie sullo stato sociale delle epoche che attraversano - sono depositati, in discutibile stato di conservazione, nei fondi del castello Simon Boccanegra, nel perimetro del San Martino, ma c’è chi vorrebbe recuperarli e renderli fruibili per lo studio e l’approfondimento scientifico. Il promotore del recupero di questo patrimonio è Giovanni Regesta, già presidente del collegio dei primari del San Martino, che da anni conduce una battaglia per la valorizzazione dell’archivio dimenticato e che, durante il prossimo Festival della Scienza, presenterà un volume che raccoglie gli atti del convegno di studi che si svolse nel 2007 e che portò alla luce i primi interessanti rilievi sull’archivio stesso. «Tra i documenti di particolare interesse che vi sono contenuti - racconta il professor Regesta - si trovano il testamento del fondatore e atti notarili di privati cittadini relativi alla beneficenza, una vasta documentazione sulla santa genovese Caterina Fieschi Adorno che dedicò trent’anni della sua vita ai malati di Pammatone, i registri relativi ai bambini abbandonati che vi soggiornarono, la documentazione testamentaria di Nicolò Sauli al cui lascito si è attinto per la costruzione del San Martino e molti altri documenti».
Ma tra i contenuti più significativi e degni di studio ci sono i documenti sanitari relativi alla storia e al progresso, nei secoli, della medicina genovese, visto che il nosocomio ospitò i più illustri medici delle varie epoche.
Tanti i temi che meriterebbero approfondimenti perché fanno conoscere la storia di avvenimenti e personaggi, oltre che le tradizioni del passato. Per esempio ci sono pergamene relative a indulgenze accordate in giorni chiamati «del perdono» che venivano concesse ai fedeli che assistevano i ricoverati o lasciavano oboli per la manutenzione dell’ospedale. Il patrimonio storico conservato in archivio e rappresentato da manoscritti, pergamene, registri, cartelle, manuali e fascicoli è di 9.947 unità. Tra le curiosità una «circolare» del 26 agosto 1858 in cui si chiedeva ai medici di fare una doppia relazione da dare al sindaco nei casi in cui si trovavano a medicare feriti per morsicature di cani, onde individuare la strada e le circostanze dell’incidente, oppure un’altra relativa alle modalità da parte di bambine «esposte» di richiedere una volta cresciute e in procinto di sposarsi la dote.
Altre notizie riguardano ambiti specificamente sanitari, vedi le strategie per il contrasto del colera a Genova, come «immergere in una soluzione di cloro» gli abiti dei ricoverati, o bloccare l’approvvigionamento di frutta troppo matura. Tra la fine del 1800 e i primi decenni del ’900 a Genova si diffusero inoltre malattie come sifilide (che si trasmetteva anche dalla balia al neonato, così fu necessario regolamentare il baliatico), tifo e lebbra.
Oggi l’obiettivo è quello di salvare questo «Archivio dimenticato» per il quale è già stato studiato un progetto di conservazione. Ma come sempre, ora, servono i fondi.