I «social» non rispettano nessuno

Caro direttore, da sempre ritengo i social & affini una disgrazia dove il peggio del peggio si dà appuntamento per sfogare i più bassi istinti avvalendosi dell'anonimato. Conoscenze finite spesso nel dramma, ricatti vari e, ultimo, per ora, l'augurio di infortuni e morte a un calciatore dal viso pulito e accattivante come pochi. Grande la sua risposta ai dementi; bravo Montolivo e auguroni sinceri di pronta guarigione!

Saluti

Giorgio Buiatti

Caro Giorgio, quello che pone è un problema vero. Qualsiasi libertà non è tale se non ha regole e paletti per evitare che invada il campo di altri diritti, come quello del diritto al rispetto, alla dignità, all'onore, anche essi tutelati sotto varie forme dirette e indirette dalla Costituzione. La libertà di pensiero è incomprimibile, questo è ovvio. Ma perché un pensiero venga organizzato dentro strumenti che hanno una diffusione generalizzata è necessario rispettare alcune regole, in parte dettate dai codici, in parte figlie del comune buon senso. Io posso pensare di lei ciò che voglio, pure le peggio cose, e financo confidarlo ad amici e colleghi senza che ciò costituisca reato. Altra cosa è stampare o esternare pubblicamente questo mio pensiero se contiene menzogne o insulti. Ecco, Internet, con i suoi famosi «social» non rispetta questo principio, al quale invece devono sottostare i giornali e le televisioni. È il luogo, mi passi il termine, del rutto libero che per di più, come lei ricorda, spesso si trincera vigliaccamente dietro l'anonimato. Gli eccessi di democrazia portano all'anarchia, cioè al caos, alla dittatura dei violenti e degli imbecilli. C'è un solo modo per difendersi, in attesa che qualche sceriffo ripristini un po' di ordine e di legalità. Ed è quello di non frequentare queste agorà, così come nella vita reale non andiamo se non costretti in luoghi sporchi, malfamati, pericolosi per la nostra incolumità.