I soldi sprecati del Sud? Mettiamo i conti sul web

Una delle caratteristiche paradossali dell’informazione italiana sulla politica economica è l'attenzione spasmodica al dettaglio a fronte di un’indifferenza totale verso i grandi numeri. Lo scandalo dei fondi europei sprecati o dimenticati rientra in pieno in questa categoria: fiumi di inchiostro sui (finora solo presunti) costi per la collettività legati al piano Alitalia e spallucce di fronte a cifre che sono un ampio multiplo di tali costi e che vengono allegramente buttate, quando potrebbero essere messe a buon frutto come insegna l’esperienza spagnola. L'Italia paga cara e salata la sua permanenza nella Ue, ben più di dieci miliardi di euro all’anno, soldi cash che ci vengono restituiti in parte su progetti mirati che, come documentato su queste pagine, sono progetti spesso strampalati o inventati in fretta e furia solo allo scopo di non sprecare i fondi prima della scadenza dei termini.
In Spagna non è raro vedere sulle stazioni di modernissimi treni navetta il cartello «Opera realizzata con i contributi dell'Unione Europea», presentato con vanto dai governi federali locali iberici, destinatari in verità di abbondanti fondi (la Spagna riceve molto più di quello che paga, al contrario di noi), ma con un utilizzo infinitamente migliore del nostro di tali denari. La grande sfida del federalismo passa anche di qui: la babele dei finanziamenti inutilizzati è la faccia sbagliata dell’ideale federale, quella dove i poteri locali, nell’illusione di non dover rendere conto a nessuno o di confondere le acque facendo credere ai propri elettori che ogni disservizio sia colpa dello Stato, dormono sonni tranquilli anche di fronte alla possibilità di avere fondi cospicui. Viene il sospetto che in molti casi la modulistica e i progetti necessari per la richiesta dei finanziamenti siano considerati «faticosi» e quindi la carta rimanga, bianca e pulita, sulla scrivania in attesa di tempi migliori o dell’emergenza degli ultimi giorni. L’unico modo per uscire da questa vergognosa impasse è la trasparenza, totale e senza sconti. Non è possibile che l’informazione sui nostri soldi (ricordiamo ancora una volta che i fondi Ue sono prelevati dai Paesi d’origine con le tasse e redistribuiti in seguito) sia affidata alla buona volontà di un quotidiano: occorre che nella prima pagina dei siti internet di ogni regione ci sia una tabella con quanto i cittadini di quella regione pagano allo Stato e all’Europa e quanto ricevono, e di quello che ricevono occorre che sia ben chiaro l’utilizzo.
Troppo comodo lamentarsi che il disservizio nell’ospedale è causato dai tagli del governo quando nei cassetti ci sono miliardi di fondi europei sprecati. La parola d’ordine deve essere «responsabilità», perché se si fa confusione su chi sono i responsabili dei finanziamenti e delle spese degli enti locali nessun progresso sarà possibile. Il periodo del denaro facile è finito da un pezzo: bisogna capire che ogni euro speso deve essere confrontato con un utilizzo alternativo. Sette milioni di pubblicità per la Puglia da farsi di corsa perché a dicembre scade il tempo equivalgono a centocinquantamila biglietti gratis in treno per la Puglia medesima.
Siamo sicuri che gli spot con Babbo Natale salentino porteranno turisti in numero maggiore? Piangere sui denari sprecati è comunque utile fino ad un certo punto: la palla adesso è in mano al Governo, nel considerare gli aspetti economici del federalismo deve mettere nell’equazione anche i fondi europei, avendo come bussola i concetti di trasparenza e responsabilità: ne riparleremo.
Claudio Borghi
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