I sub che hanno vinto la sfida degli abissi

da Varignano (La Spezia)

Un importante passo verso gli abissi è stato fatto in queste settimane dagli specialisti della Marina militare. Gli uomini della Marina hanno infatti spostato, battendo quello che si può definire un «record di immersione», la soglia oltre la quale l’essere umano può spingersi con tecniche classiche di immersione. Grazie al lavoro degli uomini della Marina militare italiana, in questo caso dai super esperti del Gruppo operativo subacquei (Gos) del ComSubIn, i reparti speciali della Marina, oggi si può scendere per realizzare interventi complessi sul fondo, con le comuni bombole, ad 80 metri di profondità. Venti di più del recente passato. Oggi questi uomini, forse i migliori al mondo, hanno raggiunto e superato il limite testato per le immersioni Scuba, cioè quello con tecnica «classica», che era di meno 60 metri. Esistono due grandi categorie di immersioni subacquee, quelle cosiddette «rifornite dalla superficie» (surface-supplied) e quelle «autonome» (Scuba – self contained breathing apparatus). Nel primo caso il subacqueo ottiene il gas respiratorio tramite un ombelicale che attinge da una scorta in superficie (nave supporto, piattaforma, ecc.), nel secondo, invece, il sommozzatore trasporta direttamente tutta la riserva respiratoria (collocata nelle bombole) senza collegamenti con la superficie. Quello realizzato da ComSubIn è un passo avanti per tutto il mondo della subacquea.
Nelle scorse settimane, dopo una lunga ed impegnativa attività di sperimentazione condotta dall’Ufficio Studi di ComSubIn, il limite è stato spostato. Il progetto del centro studi di ComSubIn prevede una miscela respiratoria a base di elio ed ossigeno, le relative tabelle di decompressione, la possibilità di fronteggiare sia eventuali avarie tecniche che problemi dell’operatore rimanendo sott’acqua. L’obiettivo è stato raggiunto a ottobre quando due team di operatori hanno raggiunto la quota di 80 metri in immersione autonoma nelle acquee davanti alla Spezia.