I tribunali del nostro Paese tra gli ultimi al mondo: siamo peggio del Vietnam

Il report di Banca mondiale pone l’Italia solo al 158° posto su 183 Stati. Ritardi e sentenze lumaca ci costano 96 miliardi di mancata ricchezza

Roma - I record di efficienza della giustizia in Italia sono tutti negativi. Meglio funziona la macchina giudiziaria del Vietnam, ancor di più quelle di Gambia e Mongolia, dice il rapporto «Doing Business 2012» della Banca Mondiale. Che mette l’Italia agli ultimi posti in Europa e nel mondo: è la numero 158 su 183 Paesi.
Mentre l’anno giudiziario s’inaugura nelle Corti d’Appello di tutt’Italia con grida d’allarme delle toghe e proteste degli avvocati «imbavagliati», i dati e le stime più recenti disegnano ancora una volta un quadro sconfortante.

Le analisi di Confindustria, Confartigianato, Banca d’Italia e Banca Mondiale parlano del peso schiacciante sulla nostra economia dei 9 milioni di cause arretrate che ci costano, solo per il civile, 96 miliardi in mancata ricchezza. Un peso che intacca nel profondo la fiducia dei cittadini per la giustizia con la «G» maiuscola.
Alle aspre polemiche contro la riforma «epocale» annunciata dal governo Berlusconi succede la distensione dei toni della magistratura, ma sono gli avvocati adesso ad insorgere contro le liberalizzazioni del governo Monti.
Alla cerimonia di Catania il ministro della Giustizia, Paola Severino, afferma che la sfida che attende l’Italia è quella di «rendere la giustizia efficiente». E, cautamente, i leader politici riaprono il capitolo delle riforme, sondando il terreno per capire quali settori non appaiono minati.

Ma il quadro è sempre quello di un Paese agli ultimi posti nel mondo per la lentezza dei processi che frena la crescita per cittadini, imprese e investimenti esteri, con costi enormi per il Paese. E sul Sud Italia pesa la maggior parte dell’arretrato, più di metà del totale nazionale.

Secondo l’ultima stima di Confindustria, abbattere il 10 per cento dei tempi della giustizia civile porterebbe un incremento dello 0,8 per cento del Pil. Il Centro per la prevenzione e risoluzione dei conflitti (Cprc)ha calcolato che questa percentuale corrisponde in termini economici a un milione di cause civili pendenti. E il «modello Torino» dimostra che l’impresa non è impossibile.
Vuol dire che se riuscissimo ad azzerare l’arretrato civile potremmo guadagnare il 4,8 per cento del Prodotto interno lordo: poco meno di 96 miliardi.

Gli imprenditori chiedono un intervento del governo per recuperare competitività: la giustizia-lumaca sottrae loro risorse per 2,2 miliardi di euro, secondo l’Ufficio studi di Confartigianato. Senza calcolare i mancati introiti per la fuga degli investitori esteri, spaventati dai nostri ritmi giudiziari.

Perché in Italia servono 1.210 giorni per tutelare un contratto, contro 394 in Germania, 389 in Gran Bretagna e 331 in Francia? Rispetto alla media di 518 dei Paesi Ocse, si tratta di 692 giorni in più, cioè 1 anno 10 mesi e 27 giorni.
All’estero le aziende incassano i danni in 12 mesi, in Italia bisogna aspettare in media oltre 3 anni o accettare accordi al ribasso, mentre nel frattempo si chiedono prestiti per sopravvivere. I fallimenti durano più di 10 anni in media e non funziona affatto meglio la giustizia tributaria.

Una parte della colpa ce l’ha sicuramente la nostra estrema litigiosità: facciamo causa più del doppio rispetto alla media Ue, da 10 a 20 volte in più degli scandinavi. Ecco come si spiega il fatto che continui a crescere il popolo degli avvocati, circa 260mila. In provincia di Milano ci sono tanti legali quanti nell’intera Francia. E le tariffe premiano chi firma più atti, non chi accorcia i tempi o evita i processi scegliendo la conciliazione. Di rinvii in rinvii per i tre gradi di giudizio ogni processo dura un’eternità. E con costi legali molto alti. La quota in termini di assistenza legale e spese processuali, rispetto al valore complessivo della causa, è circa il 30 per cento, contro il 14,4 della Germania e il 9,9 della Norvegia.

La Commissione europea sull’efficienza della giustizia calcola che lo Stato italiano spende per la giustizia 70 euro per abitante, mentre sono 58 in Francia dove la durata media di un processo civile è la metà. La spesa pubblica complessiva per tribunali e procure supera i 7,5 miliardi di euro ed è la seconda più alta in termini pro-capite in Europa, dopo la Germania. I costi della legge Pinto, per i risarcimenti dovuti ai processi troppo lunghi, aumenta poi il deficit. Come è stato denunciato da più voci all’inaugurazione dell’anno giudiziario, il trend è in aumento vertiginoso. Nel 2008 il danno per le casse dello Stato è stato di 81,3 milioni di euro, l’anno successivo è salito a 267 e nel 2010 ha superato i 300 milioni.