I versi scientifici di Bacchini, medico dello spirito umano

Pier Luigi Bacchini è un poeta solitario e insolito. Ma è così che debbono essere i poeti, altrimenti non potrebbero dialogare col mistero. Bacchini è nato nel 1927 a Parma, e oggi vive sulle colline di Medesano. Fin dagli esordi ha avuto il sostegno di Attilio Bertolucci, Giorgio Cusatelli e Felice Del Beccaro che, nel ’74, ospitava sulla Rassegna lucchese due sue liriche.
Ora ne «Lo Specchio» di Mondadori esce una sua nuova opera, Contemplazioni meccaniche e pneumatiche. Il mondo di Bacchini è quello di una ricerca e una memoria che racchiude vegetali, minerali, animali, atmosfere astrali e siderali, a cui aggiunge considerazioni scientifiche. Così detto parrebbe trattare una materia ostica ma che, invece, si fa trasparente quando la esprime in versi, come nella poesia Arsura, vento che apre il libro: «Le espansioni bianche in cielo/ sbocciavano sopra l’incrociarsi delle correnti/ nei corridoi delle valli». Qui cogliamo il suo sguardo e il suo respiro, il primo aereo, che guarda cioè la terra dall’alto, il secondo che si nutre di fiori e di piante con tutto ciò che pullula loro intorno: insetti, serpenti che s’aggirano tra sassi a forma di pube. Le sue poesie si possono dunque leggere anche come viaggi fuori dal corpo, con lo spirito in fase astrale che vaga in spazi senza tempo. Tanto che «Dopo venne il dolore della geometria/ sotto il fuoco e le nebulose;/ e le tenerezze dei corpi maschile e femminile/ di qua e di là dalla linea azzurra dei lidi./ E lungo la diversità delle stagioni/ la memoria del Dio». E proprio nella poesia Memoria Bacchini racconta la guerra; una guerra sempre eguale. I soldati partono in treno tra suoni di fanfara, e sono già dentro la nebbia della battaglia con volti fatti di nebbia, e tutto si fa siderale, anche le parole. Poi ricorda il padre morto in guerra «per un proiettile dum dum nel parietale sinistro».
Sono diversi i termini di matrice scientifica o tecnica a cui Bacchini ricorre. Fanno parte del suo linguaggio di medico che non ha mai esercitato, chissà perché, la professione. Anziché indossare il camice preferì tuffarsi nella lettura di Betocchi, Luzi, Leopardi, Pound. Più che curare i corpi gli interessavano i sommovimenti dello spirito, li voleva mettere sul tavolo anatomico della poesia.