Un’idea del bello

Cosa sia il bene, nella mia visione, non può esser una questione da porsi in termini di eticità: non voglio dire cosa sia il bene! Il bene di cui mi voglio occupare è un bene su cui non è consentito, nella sua assoluta universalità, che vi sia discussione, che vi sia una posizione relativa che consente (diventando assoluta in quel momento), di mettere in discussione quel valore. Ovvero, nessuno potrà cancellare dalla storia della musica la Traviata di Verdi, dicendo: «Questo soggetto mi sembra moralmente esecrabile!», così come alcune censure hanno previsto per taluni testi letterari o artistici. Ancor di più, nessuno potrà decidere di distruggere un’opera d’arte, una scultura di Michelangelo o un affresco, un dipinto di Botticelli.
Perché questo non può accadere? Quel valore si dà una volta per tutte e questo fa saltare i principi relativistici del genere «è bello ciò che piace». Il bello si pone come un valore non discutibile, un valore di armonia condivisa, un valore di visione che, anche per chi non lo capisce, è garantito da quelli che non capendo, hanno stabilito che quel valore non è tale da poter essere messo in discussione o minacciato. Questo vale per larga parte dei beni storici, fino a quando, soprattutto in architettura, non si arriva a taluni punti di discriminazione, come camminare su un crinale e dire: «Be’ in fondo questa è una cosa modesta dell’Ottocento, quindi possiamo abbatterla, perché ci è utile questo spazio per costruire un grattacielo!». E questo è avvenuto centinaia di volte per quel valore più di tutti messo a rischio benché apparentemente il più solido e consistente, che è quello dell’architettura.
È difficile immaginare che qualcuno distrugga un dipinto della fine dell’Ottocento; non capita se non per caso, per un incendio, per un’occasione non governata dalla volontà dell’uomo. Ma mentre nessuno distruggerebbe un dipinto di fine dell'Ottocento, decine e centinaia di edifici di fine Ottocento vengono ancora oggi abbattuti. Esempio (il più clamoroso) lo scandalo di quel sindaco di Arezzo responsabile dell’abbattimento della scuola Margaritone d’Arezzo, o (finché non mi sono messo in mezzo con molta determinazione), l’abbattimento, compiuto per metà, del Politeama Garibaldi d'Acqui Terme (che è del 1889 e il cui terreno è stato donato alla Comunità nel 1894, e che nel 2003, 2004, 2005 stava per essere abbattuto!). E quindi non capiterebbe per nessun dipinto di quell’epoca, ma capita per l’architettura, la quale di per sé comporta che per migliorare la destinazione si abbatta, si distrugga, si sostituisca e si costruisca altra cosa al posto di quella più che centenaria! Allora vuol dire che non c’è una valutazione condivisa di quel bene, vuol dire che qualcuno può stabilire, rispetto ad altri che non l’abbatterebbero, che può essere abbattuta.