La Iervolino: "Il Cavaliere mi odia da tempo"

Dopo dieci anni di potere, il sindaco di Napoli si lascia andare in un triste amarcord e attacca tutti quanti. Se la prende con Berlusconi ("Non mi ha mai amata") e con il Pd ("Non mi è stato accanto")

Napoli - Anni belli, ma quanta cattiveria! Dopo dieci lunghi anni di potere, l'amarcord del sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino suona come un triste canto funebre. L'addio alle armi è un vero e proprio j'accuse. Ne ha per tutti quanti. Silvio Berlusconi, in primis, reo di non amarla. Anzi. Di odiarla proprio. E poi il Partito democratico, quel partito che, dal 23 maggio 2007, insieme ai 45 membri del Comitato nazionale ha contribuito a formare. "Non mi è stato accanto - accusa la Iervolino - non ha avuto umiltà ma ha giudicato senza sforzarsi di capire".

L'avventura napoletana della Iervolino inizia nel 2001 quando viene eletta con il 52,9 per cento dei voti, sostenuta in giunta dai partiti del'Ulivo, battendo al ballottaggio il candidato del centrodestra, Antonio Martusciello. Viene riconfermata sindaco nel 2006 con il 57 per cento delle preferenze contro il candidato del centrodestra Franco Malvano, ex questore di Napoli. Dieci lunghi anni, appunto. Ora che si appresta a lasciare lo scranno più alto di Napoli, la Iervolino - prima donna a diventare sindaco del capoluogo campano - si abbandona a un addio infarcito di manie di persecuzioni dove il grande persecutore (il nemico numero uno) non può che essere il Cavaliere. "Mi odia da lungo tempo", dice in una intervista all'Ansa. E racconta: "Quando Berlusconi ha vinto la prima volta, era dopo la nostra sconfitta nel 1994, Martinazzoli non si fece trovare e fui nominata reggente del Partito popolare. Il governo del partito straordinario era composto da me e dai due capigruppo che erano Mancino per il Senato e Andreatta per la Camera. A Berlusconi mancava qualche parlamentare al Senato per avere la maggioranza, tanto è vero che ne comprò due o tre". "Convocò la delegazione del Partito popolare - continua la Iervolino - appena entrammo nella stanza Berlusconi ci disse: 'Ecco tre magnifici ministri del governo Berlusconi'. E noi gli dicemmo: 'Presidente, tre leali oppositori del governo Berlusconi'. Così portammo il Ppi, piccolo ma in grado di fare appunto l’ago della bilancia, all’opposizione".

La Iervolino non si limita ad attaccare il Cavaliere, ma spara a zero anche contro il Partito democratico. Lo accusa di non esserle stato accanto e di non aver "l’umiltà di capire, prima di giudicare". "Ho sempre creduto e continuo a credere in un partito nel quale tutti i i riformisti, coloro che pongono la giustizia, la solidarietà e la pace al primo posto si mettessero insieme per fare un grande sforzo di crescita civile ed anche economica del paese - spiega il sindaco di Napoli - devo dire che a Napoli non l’ho mai sentito vicino e neanche quello di Roma". Per la Iervolino, "Napoli è la città con il più alto tasso di disoccupazione, povertà, carenza di strutture. Se uno non conosce la realtà di Napoli non riesce neanche a immaginarle, non dico a capirle". "E' una città dove c’è la camorra, dove ci sono mille problemi - spiega la Iervolino - bisogna avere l’umiltà di capire prima di giudicare. E non sempre anche a livello centrale, il partito ha avuto questa umiltà. Non ha capito e ha giudicato male. O semplicemente se ne è disinteressato. A livello locale è ancora troppo diviso in gruppi e gruppetti personali, non riesce a volare alto".