Immigrati, Fini rilancia: "Ora rimuovere le fobie e favorire la cittadinanza"

Il leader Fli rilancia il tema della cittadinanza italiana ai minori
stranieri e invita i politici rimuovere la propria paura: "E' segno di crisi e decadenza"

Roma - Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha rilanciato il tema della cittadinanza italiana ai minori stranieri, in particolare "a chi è nato in Italia o a chi vi ha compiuto un ciclo di studi". Intervenendo a Montecitorio al convegno Quando la Patria non è la terra dei padri, in occasione della pubblicazione del secondo rapporto di Save the Children Italia su "I minori stranieri in Italia", la terza carica dello Stato ha osservato che "la politica, se vuole adeguatamente assolvere al compito di preparare l’avvenire della Nazione, deve favorire la piena cittadinanza alla giovane generazione di nuovi italiani".

Nuova apertura di Fini Non è la prima volta che il leader del Fli esterna le proprie posizioni, sempre più progressiste, in maniera di immigrazione. "Nessuno - ha insistito Fini - può togliere a questi 572mila nati in Italia il diritto di sentirsi, come effettivamente si sentono, cittadini italiani". "Perché questi ragazzi, questi bambini, frequentano, o si apprestano a frequentare, le nostre scuole - ha continuato il presidente della Camera - perché questi ragazzi e questi bambini parlano lo stesso dialetto delle città italiane in cui abitano, tifano per le squadre di calcio locali, respirano lo stesso clima politico, culturale e sociale dei loro coetanei nati da famiglie italiane". Secondo Fini, "lo stesso discorso vale anche per quegli altri ragazzi che compiono il loro percorso di formazione nelle nostre città e nelle nostre scuole pur essendo arrivati nel nostro paese da piccoli".

La ricetta di Fini Il fondatore di Futuro e Libertò ha, quindi, illustrato la sua ricetta. "Chi è nato in Italia o chi vi ha compiuto un ciclo di studi deve poter diventare italiano prima di compiere diciotto anni e questo affinché la sua condizione giuridica corrisponda al sentimento del suo cuore, affinché egli non trascorra gli anni cruciali della sua formazione umana e civile nella condizione dello straniero o, in qualche caso, dell’emarginato, del diverso - è il ragionamento di Fini - affinché soprattutto l’Italia sia da lui percepita come la comunità civile e politica nella quale trovare opportunità e diritti, ovviamente onorando doveri e garantendo impegno".