Immigrati, quel che la sinistra finge di non sapere

Sarà losnobismodi chi rappresenta ormai solo élites lontane dalla realtà, di chi gli scontri e le prepotenze, le convivenze impossibili nei quartieri, le legge solo sui giornali, e poi ne parla come se le conoscesse sul serio, sarà come scrive Luca Ricolfi, uno che al centrosinistra è vicino, ma che ha scelto di non gettare il cervello all’ammasso, l’atteggiamento di una sinistra che si vota all’azzeramento prossimo futuro. Sarà anche che in campagna elettorale priva di argomenti forti, di un’agenda seria, condita di aspiranti leaderini che si rimbeccano ogni giorno e la sera organizzano cene segrete che lamattina seguente comunicano segretamente a Dagospia, si piazzano solo gossip e finte accuse internazionali. Sarà anche che una sponda viene volentieri da certi personaggi che nelle istituzioni europee fanno solo propaganda del politically correct, come l’ex premier portoghese De Oliveira, o certi altri che stanno nel Consiglio d’Europa, e una carta che è una non l’hanno mai letta, o se per caso è loro capitato, si sono subito ricordati che le regole valgono solo per gli altri.

Certo è che sentire le lamentele sulla disumanità del governo italiano contro i clandestini, ad ascoltare Dario Franceschini o Livia Turco, ma anche alcuni esponenti della Chiesa cattolica comemonsignor Marchetto, viene davvero prurito alle mani. Un governoprecedente, il primo di Romano Prodi, non temette di provocare la tragediadel canale d’Otranto del marzo 1997, e diede ordine alla nostra flotta di «respingere» le imbarcazioni che venivano dall’Albania, senza alcun rispetto in questo caso per l’oggi invocato diritto d’asilo: morirono 108 persone.

Abbiamo già citato queste cifre, vale la pena ribadirle. Dal 2005 al 2008 l’Unione europea ha mandato indietro centocinquantamila immigrati clandestini, la maggioranza non per mare, ma alle frontiere di terra e agli aeroporti. Molti altri sono stati rimpatriati a forza in operazioni di difesa delle frontiere decise a Bruxelles e concordate da singoli Paesi, in prima fila le richieste della Spagna del socialista Zapatero. Abbiamo già parlato della Frontex, l’agenzia europea di difesa delle frontiere istituita proprio per questo scopo. Nella sola estate 2006, le forze di polizia italiana hanno partecipato con quelle di Spagna, Malta, Francia, Belgio, Grecia a quindici operazioni, come la Poseidon, Amazon,Hera I edHera II, Hera III e Nautilus. Nel 2007 il flusso di immigrati bloccati, respinti o rimpatriati di forza sotto l’egida dell’Unione europea è cresciuto sostanzialmente, e così nel 2008.

Insomma, così hanno sempre fatto tutti, oggi lo fa in misura minore questo governo, e lo fa finalmente anche con la Libia, perché finalmente c’è un accordo di collaborazione con l’Italia, accordo che all’inizio del 2009 il rapporto Frontex si auguravavenisse raggiunto al più presto con i Paesi europei, perché da quelle coste parte il maggior numero di barconi di disperati.

Piero Fassino e Francesco Rutelli, voci sanamente discordanti nello sconcio baccano di questi giorni, lo hanno serenamente ammesso. Di fatto, quando l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ha annunciato a Ginevra di aver scritto al governo italiano esprimendo grave preoccupazione per il rinvio in Libia di migranti, e per chiedere alle autorità italiane di «riammettere quelle persone rinviate dall’Italia e identificate dall’Unhcr quali individui che cercano protezione internazionale», ha scritto una colossale sciocchezza, sapendo di scriverla.

Nessuno infatti potrebbe individuare coloro che hanno diritto a chiedere un asilo politico, nessuno è dotato di un archivio o di un registro, da consultare e far valere al largo del Mediterraneo, a bordo di un barcone zeppo di persone che si presentano tutte eguali. L’Italia si attiene alle direttive della Commissione Europea sull’immigrazione, e se, ad esempio, il Consiglio d’Europa critica le nostre decisioni, dimostra di non conoscere quelle direttive. Confusione deplorevole, ignoranza, elefantiasi burocratica?

Questo non salva gli esponenti dell’opposizione italiana e i loro giornali dall’accusa conclamata di sollevare un polverone ignobile. In condizioni differenti, in un’atmosfera di rispetto della realtà mondiale e di buona volontà sulla realtà nazionale, a costoro potrebbero essere poste alcune domande utili. È vero o no che non siamo un Paese dove tutti sono arrivati in cerca di nuova patria, non siamo né saremo mai il melting pot americano, né siamo come alcune nazioni europee che si sono ritrovate in casa le eredità dell’Impero coloniale?

È vero che siamo piuttosto un Paese dove si possono far entrare legittimamente alcuni rifugiati politici, non troppi, non possiamo permettercelo, e altri stranieri in cerca di un lavoro che qui sia richiesto, che siamo in grado di offrire? È vero infine che i cittadini italiani vanno protetti e difesi? Se così è, come la chiamate voi, una volta che vi foste liberati finalmente dalla propaganda, se non una immigrazione controllata e regolata?