Immigrati, respinto un altro barcone Bossi: "La nostra linea fa proseliti"

Il ministro dell’Interno: "Allontanati finora 1.500 profughi.
La svolta in Libia è importante. È da lì che parte il 90% delle carrette del mare&quot;. Stati generali del Carroccio a Vicenza, la Lega plaude al premier. La base leghista: <strong><a href="/a.pic1?ID=350126">&quot;Noi sempre uguali, Fini va a sinistra&quot; </a></strong>

«Da Arcore a Pontida, sulla via di Damasco». Scomoda addirittura San Paolo, Roberto Calderoli, per lanciare un personalissimo plauso a Silvio Berlusconi, che il giorno prima si era detto contrario alla società multietnica. Per sovramercato, ci aggiunge anche un ardito neologismo. «Dobbiamo dargli la tessera della Lega perché il premier - scherza - si è pontidizzato». E a chi gli chiede se non c’è il rischio che così il Cavaliere vada a pescare nel loro stesso stagno, lui replica pronto che «no, perché la gente preferisce sempre l’originale e noi siamo come la banana, quella con il bollino».

Siamo in casa della Lega, agli Stati Generali del Nord, periferia di Vicenza, tra i Colli berici e la Serenissima A4, ma sono Berlusconi e la sua affermazione a tenere ancora banco. La commenta positivamente il ministro delle politiche agricole Luca Zaia. «Sono lieto che il presidente del Consiglio sia sulla nostra linea, ovvero sì alla società multirazziale, no alla società multietnica. Lo ribadisco - spiega - facendo mie le parole pronunciate due anni fa dallo stesso Tony Blair, un leader della sinistra europea». Se ne dice «contento» il ministro dell’Interno Roberto Maroni che vede nell’uscita del premier «un aiuto in più alla realizzazione di queste che sono battaglie della Lega», riservandosi però il diritto di non concedere a Berlusconi la tessera del movimento. Ad accogliere infine come un riconoscimento al proprio partito la frase dell’alleato di Arcore, è Umberto Bossi, per il quale, appunto, «la nostra linea fa proseliti».

E incita alla carica i suoi, il vecchio leone di Gemonio. «La Lega al governo sta portando e porterà a casa ancora tanto e ora bisogna rimboccarsi le maniche per capitalizzarlo nelle prossime elezioni. Andate e correte e a lavorare, affiggete manifesti, ricordate che abbiamo mantenuto la parola data in campagna elettorale». Si parla di federalismo, di semplificazione burocratica, di un prossimo impegno per introdurre la rivoluzione delle gabbie salariali, di un anno di governo ricco di soddisfazioni e di risultati portati a casa dai ministri leghisti e per li rami dall’intero movimento, ma Berlusconi o no, è ancora il tema dell’immigrazione clandestina a tenere banco. Del resto è l’attualità ad imporlo.

«Stamattina alle 8 mi ha chiamato il capo della Polizia - racconta Maroni - e quando chiama lui le notizie possono essere molto buone o molto brutte. Fortunatamente era una di quelle buone. Un altro barcone con 240 clandestini bloccato in acque internazionali e riportato da dov’era partito, a Tripoli. Gli accordi con la Libia cominciano a funzionare perché in cinque giorni abbiamo respinto sei barconi e 1.500 clandestini che sarebbero dovuti essere ospitati da noi». Maroni la definisce una «svolta importante, perché in questi anni è partito dalla Libia oltre il 90% di queste carrette del mare. Chiudendo l’emorragia da lì, possiamo dire che la piaga dei clandestini possa dirsi risolta».
L’assurdo, aggiunge, è che «prima ci accusavano quando il trattato non funzionava, mentre ora ci attaccano perché lo facciamo funzionare. Confermo però che le critiche, le accuse anche violente che ci vengono fatte da qualche rappresentante dell’Onu, che però non è l’Onu, e da qualche organizzazione cattolica, che però non è il Vaticano, mi entrano da una parte e mi escono dall’altra. Siamo i garanti per tutta Europa, non soltanto per l’Italia». Europa alla quale Maroni manda però a dire che deve cominciare a farsi carico del problema in quanto Ue. «Se noi siamo la porta d’ingresso e svolgiamo il ruolo di prima accoglienza, i costi relativi vanno poi redistribuiti. E non è nemmeno giusto che i rimpatri siano tutti a nostre spese».

Quanto al pacchetto sicurezza, «procede benissimo. Abbiamo messo la fiducia, non vogliamo scherzi e non ce ne saranno. Il provvedimento è importante perché contiene molte norme utili per contrastare l’immigrazione clandestina, prevede la permanenza nei centri fino a sei mesi, più altre norme come ad esempio l’utilizzo di volontari per la sicurezza. Sì, le cosiddette ronde. A qualcuno dà fastidio che si chiamino così. Chiamiamole proprio ronde, invece. Ci sono in Inghilterra, Paese governato dalla sinistra negli ultimi anni. Lì hanno speso decine di migliaia di sterline per mettere nei negozi sagome di poliziotti. Se lo avessi proposto io mi avrebbero messo in croce. È uno strumento a disposizione dei sindaci non appena il ddl sicurezza diventerà legge».

Per la Lega, conclude Maroni, «la lotta senza quartiere all’immigrazione clandestina rimane al primo punto. Vogliamo dimostrare che il movimento non è razzista e xenofobo, ma che vuole essere padrone in casa propria. L’insegnamento di Bossi è mai mollare». E il vecchio «Capo», accanto a lui, alza il pugno annuendo