Immigrazione, in Italia oltre 4,5 milioni regolari Fini: "Da noi non c'è razzismo, ma xenofobia"

Nel 2008 l’Italia supera la media
europea per presenza di immigrati in rapporto ai
residenti. Nel 2050 gli stranieri saranno oltre 12 milioni. La Cei: "Serve integrazione". Fini: "Paura del diverso che può diventare razzismo"

Roma - Gli immigrati regolari in Italia sono oltre 4 milioni e mezzo. Nel rapporto 2009 sull’ immigrazione la Caritasfa sapere che, per la prima volta, nel 2008 l’Italia ha superato la media europea (6,2%) per presenza di immigrati in rapporto ai residenti. I regolari superano i 4 milioni e mezzo se si considerano i circa 300 mila regolarizzati lo scorso mese. È straniero un abitante su 14, circa la metà è donna. "Da più di un anno sentiamo parlare del pacchetto sicurezza che, con la sua insistenza, ha rafforzato il malinteso che sia fondato equiparare gli immigrati ai delinquenti - ha commentato monsignor Bruno Schettino, presidente della Commissione episcopale per l’immigrazione - poco, invece, si è sentito parlare del ’pacchetto integrazione".

Le accuse della Caritas Oltre la metà degli stranieri regolari in Italia sono passati per le vie dell’irregolarità e sono stati quindi oggetto di regolarizzazioni. La Caritas ribadisce le critiche alla vigente normativa sugli ingressi nel nostro paese. Sugli immigrati "non esiste alcuna emergenza criminalità, non ci distinguiamo in negativo nel confronto europeo. Mentre la vera emergenza, stando alle statistiche, è il catastrofismo migratorio, l’incapacità di prendere atto del ruolo assunto dall’immigrazione nello sviluppo del nostro paese". Gli stranieri sono il 7,2% dei residenti ma se si fa riferimento ai più giovani (fino a 39 anni), gli immigrati sono il 10%. Siamo sulla scia della Spagna (5 milioni) e non tanto distanti dalla Germania (7 milioni). Fra gli immigrati, prevale la provenienza da paesi europei (53,6%, per più della metà da paesi comunitari); seguono africani (22,4%), asiatici (15,8%), americani (8,1%).

Le presenze sul territorio Le prime cinque comunità superano la metà dell’intera presenza: 800mila romeni, 440mila albanesi, 400mila marocchini, 170mila cinesi e 150mila ucraini. Le maggiori presenze si hanno al Nord (62,1%); il 25,1% al Centro, il 12,8% al Meridione. Prima regione e la Lombardia (23,3%) seguita dal Lazio (11,6%) e Veneto (11,7%). Oltre un quinto degli stranieri sono minori (862.453), 5 punti percentuali in più rispetto agli italiani (22% contro 16,7%). I nuovi nati da entrambi i genitori stranieri (72.472) hanno inciso nel 2008 per il 12,6% sul totale delle nascite. Altri 40 mila minori sono giunti a seguito di ricongiungimento. Tra nati in Italia e ricongiunti, il 2008 è stato l’anno in cui i minori, per la prima volta, sono aumentati di oltre 100 mila unità. Oltre metà degli stranieri sono cristiani, un terzo musulmani. Le acquisizioni di cittadinanza sono quadruplicate dal 2000 (39.484 nel 200). Dal 1995 sono stati celebrati 222.521 matrimoni misti (un decimo solo lo scorso anno); non mancano i fallimenti, il 6,7% finisce con una separazione, il 5,7% con un divorzio. 

Le prospettive per il futuro Nel 2050, l’Italia sarà chiamata a convivere ben oltre 12 milioni di immigrati, la cui presenza "sarà necessaria per il funzionamento del paese". È lo scenario sottolineato da Franco Pittau, coordinatore del dossier sull’immigrazione della Caritas/Migrantes, riferendosi a previsioni dell’Istat che lo stesso ricercatore giudica però "prudenti". "L’Istat - ha, poi, spiegato Pittau - ipotizza un aumento degli immigrati di circa 250 mila l’anno ma è inferiore a quanto effettivamente sta avvenendo. Negli ultimi anni, la crescita degli immigrati è stata di 300-400 mila l’anno. È evidente che gli immigrati nel 2050 potranno essere di più dei 12 milioni stimati dall’Istat".

La Cei: "Ora integrazione" "Poco si sente parlare del 'pacchetto integrazione', di un’impostazione più equilibrata che non trascura gli aspetti relativi alla sicurezza ma li contempera con la necessità di considerare gli immigrati come nuovi cittadini portandoli a e essere soggetti attivi e partecipi nella società che li ha accolti". È quanto ha affermato questa mattina monsignor Bruno Schettino, presidente della Commissione episcopale per l’immigrazione e vescovo di Capua: "La Cei, con toni meditati, ma fermi e ripetuti ha avuto modo di sottolineare che senza integrazione non c’è politica migratoria". Alla 58esima assemblea generale della Conferenza episcopale italiana nel giugno scorso, il cardinal Bagnasco ha ribadito che per governare l’immigrazione non basta concentrarsi sulle sole esigenze di ordine pubblico. La vera sicurezza nasce dall’integrazione. Tale posizione della Chiesa italiana, ha sottolineato monsignor Schettino, nasce dalla "concezione del migrante come persona portatrice di diritti fondamentali inalienabili, concezione collegata direttamente con la fede in Dio Padre di tutti. Le decisioni politiche trovano un limite nel rispetto della dignità delle persone".

Fini e il razzismo "In Italia non c’è razzismo ma c’è tanta xenofobia che è paura dello straniero e che in qualche modo è l’anticamera del razzismo". Il presidente della Camera Gianfranco Fini, torna sul tema dell’immigrazione e davanti alla platea radunata per la presentazione del rapporto caritas dice chiaro: "Non c’è razzismo in Italia, se per razzismo si intende la dichiarata superiorità di una razza su un altra, c’è però tanta xenofobia ed è noto che la xenofobia è in qualche modo l’anticamera del razzismo". Xenofobia, spiega Fini "che secondo l’etimo della parola è paura dello straniero". Malgrado la storia italiana "c’è questa strisciante, in alcuni casi manifesta, xenofobia per tutta una serie di pregiudizi, perchè c’è molta ignoranza, perchè non tutte le agenzie educative hanno rivolto, in particolar modo ai più giovani, l’invito a riflettere e a giudicare in base alla conoscenza e non al pregiudizio".