Imposte «verdi», in 15 anni aumento dell’80%

da Milano

L’allarme ecologico si traduce in una crescita continua delle imposte «ambientali»: in 15 anni il gettito è aumentato di quasi l’80%. Peccato che, di questi soldi, ben poco venga effettivamente impiegato per interventi a carattere ecologico. Una miseria, nemmeno l’1% del totale. L’Istat ha appena diffuso i dati relativi al periodo 1990-2005. Un rapporto che mette in luce come gli strumenti economici e fiscali assumano un ruolo crescente nelle politiche ambientali. In tempi in cui le discussioni su temi come fonti energetiche e smaltimento rifiuti occupano le prime pagine dei giornali.
Nel 2005 il gettito complessivo delle imposte ambientali è stato di oltre 40 miliardi di euro. Una cifra che corrisponde a poco più del 7% delle entrate totali da imposte e contributi sociali delle pubbliche amministrazioni. E a quasi il 3% del Pil.
Nonostante questo incremento dell’80%, è, però, curiosamente scesa la quota delle imposte ambientali sul totale delle imposte stesse (-22%). All’interno delle prime, bisogna poi distinguere quelle che vengono definite «imposte di scopo» dalle altre imposte ambientali. Solo quelle specifiche, infatti, vedono il loro gettito destinato a finanziare progetti «verdi». È questo il dato che colpisce: meno dell’1% (media quindicinale) delle imposte ambientali è stato finalizzato esplicitamente al finanziamento di interventi di protezione ambientale. «Le imposte specifiche hanno un peso esiguo sul totale», si legge nel rapporto Istat. Si tratta del tributo provinciale per la tutela ambientale, del contributo sulla vendita di prodotti fitosanitari, dell’imposta regionale sulle emissioni sonore degli aerei, di quella sui consumi di carbone e del tributo speciale per il deposito in discarica.
Ma dove colpiscono queste imposte ecologiche? Per l’83% sul settore dell’energia, con prelievi su oli minerali e derivati, gas in condensabili, Gpl e metano, elettricità e consumi di carbone. Dal 1990 al 2005, il loro gettito è passato da poco meno di 20 a circa 32 miliardi di euro. In proporzione, è cresciuto maggiormente (da poco più di 3 a quasi 8 miliardi) quello derivante da imposte sui trasporti. Un settore che però assorbe solo il 16% del totale. Il rimanente, appena l’1%, è relativo all’inquinamento.
E sugli ambiti di protezione ambientale? «In Italia la quasi totalità del gettito è relativa al settore «protezione dell’aria e del clima», mentre solo una componente marginale riguarda i settori «gestione rifiuti», «protezione e risanamento del suolo, delle acque del sottosuolo e di superficie» e «abbattimento rumore e vibrazioni». Niente per le voci «gestione acque reflue», «protezione biodiversità e paesaggio» e «protezione dalle radiazioni». Anche se l’Istat sottolinea che questi dati «non necessariamente riflettono eventuali priorità della politica ambientale».