Imprenditore si uccide: non mi pagano

«Sazia gli affamati, infonde rinnovato vigore negli stanchi e negli esausti e fa dimenticare agli infelici le loro pene». Queste parole, scritte da Garcilaso de la Vega, storico spagnolo del XVI secolo, si riferiscono alle foglie di un arbusto che cresce sui pendii orientali delle Ande, l'Erythroxylon coca. Gli effetti che egli descrive sono prodotti da uno degli alcaloidi contenuti nelle foglie di coca, la sostanza stupefacente detta cocaina. Molti cocainomani oggi la pensano pressappoco così.
In anni recenti è diventata la droga preferita per uso voluttuario, un passatempo rispettabile e innocente. Reclamizzata come il «caviale delle droghe», «l'ambrosia degli aristocratici» e «l'ebbrezza euforica del ricco» oggi è molto diffusa negli ambienti e fra le categorie più disparate, quasi fosse uno svago socialmente accettabile. In Europa 14 milioni di persone l'hanno provata, 4 milioni nell'ultimo anno: l'Italia è terza nella classifica di consumo dopo Spagna e Regno Unito.
Un tempo la cocaina era facilmente accessibile a chiunque quasi ovunque: in America, ad esempio, la si poteva trovare nelle drogherie, nei saloon e presso le ditte di vendita per corrispondenza. Negli anni '80 e '90 del secolo scorso la si poteva fumare sotto forma di sigarette di foglie di coca. Si usava come ingrediente nella preparazione di bevande alcoliche e analcoliche. Persino del famoso Sherlock Holmes, l'investigatore inglese protagonista di storie poliziesche, si narra che fece uso di cocaina «tre volte al giorno per diversi mesi».
La cocaina era apprezzata per le sue proprietà ricostituenti e ritenuta un rimedio contro mal di testa, asma, febbre da fieno e mal di denti. Divenne l'elisir delle masse. Ad esempio, nel 1884 il giovane Sigmund Freud scrisse: «Ho sperimentato su me stesso una dozzina di volte questo effetto della coca, che allontana la fame, il sonno e la fatica e tempra la persona allo sforzo intellettuale . . . Una prima dose o anche ripetute dosi di coca non producono nessun desiderio irrefrenabile di fare ulteriore uso di questo stimolante». Negli anni passati sono stati fatti commenti simili sulla marijuana, che hanno indotto alcuni a credere che l'uso fosse innocuo. Oggi però sono in circolazione montagne di scritti di carattere medico che dimostrano il contrario.
La cocaina dapprima fa sentire più forti, più svegli e più sicuri, più padroni della propria vita. È una sensazione così piacevole che viene il desiderio di provarla più volte. Ma nello stesso tempo, quando si è senza droga si comincia a star male: si è irritabili, confusi, ansiosi, depressi. Il bisogno aumenta, e con l'uso ripetuto possono sopravvenire l'assuefazione e tanti problemi tra cui paranoia, allucinazioni e psicosi. I ricercatori hanno scoperto che l'uso di cocaina può danneggiare permanentemente il cuore e scatenare attacchi cardiaci e colpi apoplettici.
Il crack, un derivato della cocaina, è anche peggiore. I ricoveri ospedalieri d'urgenza cocaina-correlati sono aumentati sensibilmente, al punto che i decessi sono raddoppiati, da cinquecento a mille: cifra per difetto secondo gli esperti.