Impressionisti Quei pazzi in cerca della luce

Nel 1874 la prima esposizione collettiva, nello studio del fotografo Nadar. E nel ’77 il movimento raggiunse l’apice della coesione

L’impressionismo è un movimento artistico nato in Francia nella seconda metà del diciannovesimo secolo che contrappone alla pittura accademica, basata sulla tradizione figurativa, un linguaggio nuovo imperniato sull’utilizzo della luce e del colore per imprimere l’impressione che la realtà suscita direttamente sull’artista.
Prima degli impressionisti altri pittori francesi avevano concentrato l’attenzione sul paesaggio, come Corot con le sue vibranti atmosfere e come i paesaggisti di Barbizon che praticavano la pittura en plein air, all’aria aperta. La rivoluzione impressionista trae fondamento dal realismo di Courbet che si contrappone ai romantici e ai classicisti. Da Monet proviene la propensione anti-accademica che il pittore aveva espresso con alcune opere scandalose come Le déjeuner sur l’herbe e Olympia, accolte negativamente dalla critica ma sostenute dallo scrittore progressista Zola.
Il gruppo originario degli impressionisti è composto da personalità diverse accomunate dal desiderio di rompere con gli schemi della tradizione, di privilegiare la pura visione rispetto al contenuto della scena dipinta. La guerra del 1870 disperde temporaneamente il gruppo; Monet, Pissarro, Sisley si rifugiano a Londra dove scoprono le vibranti interpretazioni del paesaggio nella bottega dei pittori inglesi Turner e Constable. Alla pittura in studio viene preferita quella all’aria aperta.
Le vibrazioni luminose del paesaggio vengono riprodotte attraverso la giustapposizione di rapidi tocchi di colore. La prima mostra degli impressionisti avviene nel 1874 nello studio del fotografo Nadar. È proprio nel rapporto con la fotografia che vanno cercate le ragioni profonde della rivoluzione della pittura moderna. Da una parte il fotografo si impadronisce di molte funzioni sociali del pittore (il ritratto, la veduta, il reportage) costringendolo a cercare un nuovo ruolo. Dall’altra il pittore studia la tecnica fotografica, concepisce l’immagine come una scrittura di luce, letteralmente “foto-grafia”, autonoma dalla natura e dalle leggi che finora la regolavano come la prospettiva. Con gli impressionisti nasce una coscienza visiva nuova che trasforma la pittura in uno strumento di analisi della visione, aprendo presto la strada alla ricerca dei cubisti e delle avanguardie.
Alla prima esposizione partecipano una trentina di artisti, tra cui Cézanne, Monet, Degas, Pissarro, Renoir, Sisley. Il termine Impressionista è usato per la prima volta in senso dispregiativo da un critico che lo trae dall’opera di Monet, Impression. Soleil levant, ed è poi accettato dai pittori stessi. Negli anni successivi vengono aperte al pubblico varie esposizioni raggiungendo nel 1877 la massima coesione del movimento che poi è oggetto di defezioni importanti come quella di Cézanne, Renoir, Monet e dell’adesione di nuove personalità significative come Seurat e Signac che, definiti post impressionisti, daranno vita al “puntinismo”.
Le nuove ricerche sulla visione intraprese dagli impressionisti aprono la strada all’arte del Novecento. Se le ricerche di Cézanne tracciano la linea che porterà al cubismo, la deformazione emotiva di Van Gogh precorre l’espressionismo.