Incassi stellari come le guerre ai botteghini delle sale genovesi

C’è un aspetto che colpisce dell’episodio conclusivo della saga di Star Wars, quel La vendetta dei Sith che ha chiuso un’era durante la quale molti quarantenni si sono cresciuti e formati e tanti ventenni si sono via via aggregati in una sorta di ricambio generazionale: uscendo dalla sala, la maggior parte del pubblico sente il bisogno di andare a casa con la voglia incontenibile di rivedere l’episodio quattro. Una sorta di rito sacro, di esorcismo per scacciare la paura di non ritrovare più i propri eroi. È una suggestione che pochi cicli si sono potuti permettere, testimonianza ulteriore della grandezza di George Lucas. Definire bello il terzo capitolo di Guerre Stellari è limitativo e non rende giustizia ad un capolavoro, degna firma su un sipario che ha detto addio ad un mito del grande schermo. È vero che qualche apppunto si potrebbe farlo, giusto per dare un senso alla critica obiettiva, a cominciare dalla recitazione davvero mediocre della Portman, pecora nera di un ottimo cast nel quale va apprezzata la prova matura di Christensen ben sostenuto dal sempre positivo McGregor. Poca roba se si ripensa allo scatenarsi di emozioni che accompagnano, di pari passo, quelle dei personaggi, allo sfavillio di immagini, alla poesia dei combattimenti (spettacolare la tragica fine dei Jedi), ad una sceneggiatura che pur legata al doversi inevitabilmente ricollegare all’episodio quattro non ha mai avuto sbavature. Un film difficile da realizzarsi perchè, per una volta, l’happy end hollywoodiano doveva necessariamente lasciare il posto al lato oscuro della forza, a quel male che sulle ceneri di Anakin si consacra nell’inimitabile Darth Vader. Ma più che il male, Lucas ha celebrato il lato oscuro che è presente in ognuno di noi, quello che ci fa scatenare come degli invasati quando qualcuno ci taglia la strada, quello che ci fa ribollire di rabbia per questioni spesso futili. In fondo, ci vuole dire Lucas, la lotta fra Lord Fener e Luke Skywalker non è così distante dal nostro mondo, dalle nostre strade, dalle nostre famiglie, dal nostro io. Il mio nuovo strano fidanzato si poggia su un soggetto non originalissimo (una ragazza ebrea porta a casa, per presentarlo ufficialmente, il suo nuovo fidanzato, un palestinese) ma grazie ad una sceneggiatura azzeccata, si rivela una piacevole sorpresa, da vedere. Luoghi comuni come quelle cene necessarie ma al tempo stesso imbarazzanti perchè non si sa che cosa dire vengono sbertucciati in maniera spassosa; ed i dialoghi sono divrtenti, frizzanti, serrati.
I film più visti a Genova dal 16 al 22 maggio 2005
1) Star Wars ep. III; 2) Le crociate; 3) Gioco di donna; 4) The final cut; 5) Quando sei nato non puoi più nasconderti; 6) The wedding date; 7) I colori dell’anima; 8) L’uomo perfetto; 9) La caduta; 10) Missione tata.