Inchiesta appalti del g8, il pm Toro patteggia: è accusato di rivelazione di segreto d'ufficio

L’ex procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, e il figlio Camillo, hanno patteggiato questa mattina rispettivamente 8 e 6 mesi di reclusione. Il legale: "Non è un'ammissione di colpevolezza"

Roma - L’ex procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, e il figlio Camillo, hanno patteggiato questa mattina rispettivamente 8 e 6 mesi di reclusione, con pena sospesa, per il reato di rivelazione di segreto di ufficio nell’ambito dell’inchiesta sul G8 e sui cosiddetti ’Grandi Eventì. L’udienza si è tenuta davanti al gup di Perugia, Carla Giangamboni. L’ex magistrato romano non era presente, c’era invece il figlio Camillo, che non ha voluto rilasciare dichiarazioni.

Il legale: "Non è un'ammissione di colpevolezza" Non è un’ammissione di colpevolezza ma "una scelta processuale" la decisione dell’ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro di patteggiare stamani una condanna ad otto mesi di reclusione davanti al gup di Perugia nell’ambito dell’indagine sui Grandi eventi. Lo ha sottolineato il suo difensore, l’avvocato Roberto Rampioni, al termine dell’udienza di stamani. "Una scelta - ha spiegato il legale - per mettere fine a una vicenda pesante sul piano umano". L’avvocato Rampioni ha quindi evidenziato come a suo avviso sia particolarmente importante la scelta della Procura di Perugia di chiedere l’archiviazione dei reati di corruzione e favoreggiamento contestati ad Achille Toro. Istanza sulla quale il gip non si è comunque ancora pronunciato.