Inchiesta Mediaset, appello: assolto Berruti

La Corte d’appello di Milano ha
confermato la parziale assoluzione del deputato del Pdl Massimo Maria Berruti, ex consulente
Mediaset, dalla accusa di riciclaggio dei presunti fondi neri dei diritti tv. Per una parte delle accuse scattata la prescrizione. Lui: &quot;Ricorro in Cassazione per assoluzione nel merito&quot;<br />

Milano - I giudici della Corte d’appello di Milano hanno parzialmente riformato la sentenza di primo grado confermando da un lato l’assoluzione e dall’altro dichiarando la prescrizione per Massimo Berruti, parlamentare del Pdl, accusato di riciclaggio nell’ambito dello stralcio dell’inchiesta sulla compravendita dei diritti cinematografici e tv di Mediaset. Berruti era stato assolto in primo grado. Il sostituto procuratore generale Laura Bertolè Viale aveva chiesto per lui una condanna a quattro anni di reclusione.

"Ricorro in Cassazione per assoluzione nel merito" "Avrei motivo per essere contento - ha dichiarato Berruti - ma non lo sono. Non condivido la prescrizione per un capo di imputazione in più rispetto al primo grado, ricorrerò in Cassazione per essere assolto completamente nel merito. Non sono così coglione - prosegue - da fare un riciclaggio su 67 mila franchi. Rispetto la sentenza della Corte d’Appello che si è comportata in modo eccezionale nello studiare molto bene il mio caso ma non la condivido".

L'accusa della procura Il parlamentare era stato rinviato a giudizio nel novembre 2008. L’accusa, rappresentata dal pm Fabio De Pasquale, aveva chiesto una condanna a cinque anni, accusando Berruti di essere stato procuratore e beneficiario di uno dei conti correnti sui quali sarebbero confluiti parte dei presunti fondi neri creati da Fininvest, gonfiando le compravendite dei diritti tv e cinematografici. Nel mese di febbraio, dopo la sentenza, con un’ordinanza i giudici hanno però rinviato alla procura gli atti del processo ipotizzando nei confronti di berruti il reato di appropriazione indebita. Per l’avvocato di Berruti, Giorgio Perroni, tuttavia, anche queste accuse sarebbero già prescritte. La procura generale di Milano ha fatto appello nei confronti della sentenza di primo grado e oggi i giudici della quarta sezione della corte d’appello hnno confermato l’assoluzione, indicando che la prescrizione è intervenuta anche per un altro episodio.