Incidenti stradali, il Papa: "E' indegno morire così"

Benedetto XVI ha rivolto un forte appello al senso morale e civico
degli automobilisti chiedendo maggiore senso di responsabilità
nella guida. <a href="/a.pic1?ID=283870" target="_blank"><strong>Duro monito del Pontefice contro i &quot;nuovi razzismi&quot; </strong></a>

Castelgandolfo - E' "indegno" morire per un banale sorpasso. Benedetto XVI, prima della preghiera dell'Angelus oggi a Castelgandolfo, ha rivolto un forte appello al senso morale e civico degli automobilisti chiedendo loro un maggiore senso di responsabilità nella guida, specie in questi periodo di grande traffico stradale e di massicci rientri dalle ferie. Non ci si può rassegnare - ha esortato - di fronte ad una cronaca fatta di "numerosi e gravi incidenti stradali". "Non dobbiamo abituarci a questa triste realtà!", ha esclamato, ricordando come "troppo prezioso" sia "il bene della vita umana" e "troppo indegno dell'uomo" il morire o ritrovarsi invalido "per cause che, nella maggior parte dei casi, si potrebbero evitare". "Occorre certo - ha rimarcato - maggiore senso di responsabilità. Anzitutto da parte degli automobilisti... Condurre un veicolo sulle pubbliche strade richiede senso morale e senso civico". Anche gli organi civili, ha aggiunto, devono però fare la loro parte: "é indispensabile la costante opera di prevenzione, vigilanza e repressione da parte delle autorità preposte".

Infine la Chiesa, interpellata direttamente sul piano etico: i cristiani - ha chiesto il Pontefice - devono prima di tutto fare un esame di coscienza personale sulla propria condotta di automobilisti; le comunità inoltre educhino a considerare la guida un campo in cui difendere la vita ed esercitare concretamente l'amore per il prossimo". Le parole del Papa non sono dettate solo dalla contingenza del ferragosto. Il fenomeno delle stragi nelle strade preoccupa da tempo la Chiesa cattolica tanto che il Vaticano, attraverso il suo Pontificio Consiglio per la Pastorale dei migranti e gli itineranti, aveva deciso di pubblicare alcuni mesi fa un decalogo per i potenziali viaggiatori "peccatori", una sorta di manuale spirituale da affiancare ad una scuola guida laica. Nel libriccino, la Santa Sede, partendo dal precetto base delle tavole della legge consegnate da Dio a Mosé ('non uccideré) esortava gli automobilisti a sentirsi sempre "responsabili verso gli altri".

I veicoli, ammoniva il Vaticano, "anziché servire in modo prudente ed etico per la convivenza, la solidarietà e il servizio degli altri", sono spesso trasformati in strumento di "abuso", di "dominio", di sfoggio di potere e denaro. Poi il vademecum conteneva una serie di preghiere da recitare al volante, per ricordare sempre, sopratutto ai cristiani, il valore della vita umana. Cosa che molti sembrano dimenticare - come ha denunciato Ratzinger all'Angelus - specie durante le corse dell'estate.