Indagato per le misure anti immigrati

Avviso di garanzia al sindaco di Cittadella dopo l’ordinanza che fissa un reddito minimo per la residenza. La replica: "Attacco politico, ma sono tranquillissimo. Non farò marcia indietro"

Cittadella (Padova) - Usurpazione di funzione pubblica: il procuratore di Padova Pietro Calogero, il pm che il 7 aprile 1979 fece arrestare Toni Negri e Oreste Scalzone, ha disseppellito un reato semisconosciuto per il sindaco leghista di Cittadella, Massimo Bitonci, e la sua discussa ordinanza. Secondo la disposizione, chi chiede la residenza nel suo comune deve avere un lavoro oppure un reddito minimo di 5.000 euro. La sinistra (uno per tutti: il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero) ha bollato il provvedimento come «razzista», mentre centinaia di sindaci in tutta Italia - e non solo i leghisti di Verona e Treviso - si apprestano a fotocopiarlo e adottarlo. Una decina l’hanno già fatto.

Indagato cinque giorni dopo aver firmato l’ordinanza: un record. È orgoglioso?
«L’avviso di garanzia mi sembra fuori luogo, e lo dico chiaramente. Io lavoro quotidianamente per il bene della mia comunità e solo per quello».

A Padova vige un sistema analogo al suo ma nessuno è intervenuto.
«Di Padova ho saputo l’altro giorno, ma non ho preso spunto da loro. L’Unione europea e il decreto 30 stabiliscono che un cittadino comunitario ha diritto a soggiornare in uno stato membro per più di tre mesi se ha un lavoro dipendente o autonomo, una dimora abituale e “dispone di risorse economiche sufficienti per non diventare un onere a carico dello Stato”. Noi abbiamo fissato questo limite a poco più di 5.000 euro, l’equivalente della pensione sociale minima».

Se rispettate le leggi, come mai il dottor Calogero se la prende con voi?
«Perché abbiamo istituito una commissione che istruisce le pratiche e segnala a prefettura e questura i casi di sospetta pericolosità sociale. La procura dice che così noi svolgiamo indagini giudiziarie. Invece offriamo un sistema di controllo in più per le forze dell’ordine».

Quindi lei non farà marcia indietro?
«Nemmeno per sogno, l’ordinanza è a posto, io sono tranquillissimo, l’avvocato del comune dice che l’ipotesi di reato è fumosa e basata sul nulla. La sensazione è che sia stato inviato un avviso ad hoc. Comunque ho già chiesto un incontro con il procuratore».

Colpire lei per evitare la diffusione di provvedimenti simili?
«Forse qualcuno ha sottovalutato la portata delle disposizioni europee e del decreto legislativo di febbraio. Forse non sapevano che già altri comuni, come per esempio Padova, applicavano misure analoghe. Ma il caso si è creato solo quando è intervenuto un sindaco leghista».

Insomma, questa sarebbe un’inchiesta «politica», una sorta di intimidazione.
«Mmmm, non mi faccia parlare che mi becco anche una querela. Faccio l’amministratore da 13 anni come sindaco o vice e non ho mai avuto problemi: invece nel momento in cui si tocca una questione come questa, fatalità, in un lampo arriva un avviso di garanzia per un capo di imputazione piuttosto raro».

Quanto rischia?
«Be’, ci ho messo un po’ a trovarlo nel codice penale. In teoria, fino a due anni di reclusione».

Ha ricevuto solidarietà?
«L’altra sera mi ha chiamato subito Maroni e poi anche altri parlamentari della Lega Nord. Ma mi hanno telefonato anche amici del centrosinistra per dirmi che era una cosa pazzesca. E quindi non molleremo. Quando si cerca di risolvere i problemi della politica con gli avvisi di garanzia ai sindaci, vuol dire che c’è qualcosa che non funziona. Ma non nei municipi».