Indro Montanelli e l'anarchia dei sindacati

Voglio privilegiare, in queste prima pagine, due editoriali di Montanelli: a mio avviso memorabili entrambi, seppure per motivi diversi.

Ne «L'anarchia dei sindacati» Indro si scaglia contro un sindacalismo selvaggio che tormentava l'Italia e che era «alla mercè di elementi irresponsabili intesi a trasformare... una lotta di classe coi suoi capi, con la sua strategia, coi suoi traguardi in una guerriglia di bande lanzichenecche». Ma questa impeccabile diagnosi era anche una sorprendente attestazione dell'indipendenza intellettuale e ideologica di Montanelli. Lui, l'anticomunista - come piaceva descriverlo - «viscerale», tesse l'elogio della Cgil di Luciano Lama, allergica allo spontaneismo assembleare, e se la prende con la Cisl remissiva nei confronti degli estremisti.

In «Pronunciamento» Indro parla dell'esito sorprendentemente trionfale - 107 milioni - d'una sottoscrizione indetta dal Giornale per la famiglia d'un brigadiere dei carabinieri assassinato, Andrea Lombardini, e rende omaggio ai «nostri lettori che finalmente abbiamo potuto guardare in faccia perché gran parte di loro si sono presentati di persona a portarci il loro obolo». E ancora: «Di questi cittadini, che verosimilmente non militano sotto le bandiere di nessun partito... che non fanno né mai faranno parte di squadre e che l'ordine pubblico lo vogliono tutelato da chi ha il dovere di tutelarlo, noi siamo fieri e onorati di avere costituito un punto d'incontro».